Pulcinella diventa rapper per una sera. Sabato il debutto

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Si tratta di “Requiem a Pulcinella” di e con Damiano Rossi

Questo sabato sera andrà in scena al teatro Bolivar di Napoli uno spettacolo

Di Federica Frascogna

Questo sabato sera andrà in scena al teatro Bolivar di Napoli uno spettacolo che non si accontenta del linguaggio teatrale dedicato a Pulcinella. Vuole raggiungere il suo scopo sociale, uno spettacolo che utilizza diverse arti per risvegliare gli animi e le coscienze, uno spettacolo di fronte al quale non si può restare indifferenti. Si tratta di “Requiem a Pulcinella [Rap] ”, di e con Damiano Rossi, frutto di un laboratorio all’interno della Scuola Elementare del Teatro, che Davide Iodice conduce presso l’ex Asilo Filangieri di Napoli. Il progetto della struttura autogestita nasce per permettere anche alle fasce più disagiate l’accesso al mondo delle arti sceniche; il Pulcinella del 2016 sarà la personificazione della voglia di riscatto contemporanea, e la particolarità del suo grido sarà espressa a colpi rimati e ritmati di rap.

Qui la tradizione è fusa con l’hiphop, cultura di strada che difficilmente si trova a teatro, bensì la maggior parte delle volte in cui si allontana dalle sue radici si ritrova “esponenti” che distorcono il suo messaggio, e le sue discipline diventano tutt’altro a servizio di una moda fatta di apparenze e di danaro. In questo spettacolo invece si privilegia il contenuto al servizio del quale si uniscono più forze che lo rappresentino, più linguaggi che esprimino la stessa denuncia, soprattutto ambientale, e la stessa passione che rende l’arte una strada per la libertà. Ne abbiamo parlato proprio con il drammaturgo e protagonista Damiano Rossi, affiancato in scena, e anche fuori, dall’eclettico turntablist e b-boy Ivan Alfio Sgroi.

“Secondo la mia visione il Pulcinella odierno non poteva che esprimersi con le discipline dell’hiphop, il rap è un linguaggio diretto. Questo Pulcinella non fa ridere perché non c’è niente da ridere, è un MC che vomita la sua amara denuncia e non risparmia nessuno. Il rap prima lo facevo in strada, semplicemente quello che sono nella vita si è evoluto in questa nuova e particolare forma, ho deciso di indossare la maschera teatrale e trasportavici il mio vissuto. La depressione di una società di morti viventi la portavo addosso, la respiravo, è stata la rabbia del vedere crescere la morte a spingermi a scrivere. Per morte intendo sia quella fisica dettata dai sversamenti di rifiuti che avvengono nelle terre della provincia di Caserta, sia la morte interiore nel impossibilità di reagire a tutto questo.

Io amo troppo la mia terra e non sopporto di vederla morire, ci siamo tutti dentro e sembra che a nessuno interessi. Sul palco denuncio e provo a scuotere gli animi, fuori dal palco con le mani raccolgo io stesso l’immondizia e con un pò di fantasia la riciclo. Giro per le campagne e fotografo la “munnezza”, parlo con le persone per capire quanto ne sanno al fine di documentare quello che la tv non dice e che gli altri fanno finta di vedere solo se si ritrovano personalmente con un tumore. Grazie a Davide Iodice e al sostegno della Forgat Onlus, ho avuto l’opportunità di portare la mia ricerca e il mio sogno nel cassetto sul palco, non finirò mai di essergli grato per questo sprono e possibilità di realizzazione”.

Oltre al Pulcinella Master of Cerimonies, all’interno dello stesso spettacolo di sabato si assisterà al solo di teatro e danza contemporanea di Chiara Alborino, ispirato in particolare alla figura giapponese de “La geisha che danza per amore”. Un linguaggio corporeo che si fa poesia, prodotto da Danza Flux. Appuntamento ore 20:30 al Bolivar, una full immersion a cui risulta impossibile mancare.

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