Arrestate figlie e nuora del boss: ecco come gestivano il clan con gli uomini in carcere

Nel 2008, quando la madre Anna Carrino scelse di stare dalla parte dello Stato, fece un appello ai suoi tre figli, nati da una relazione durata oltre 20 anni con il boss, durante un’intervista televisiva: “Katia, Teresa, Gianluca, allontanatevi da quel mondo”. Oggi, le due figlie di Anna, collaboratrice di giustizia, e del boss Francesco Bidognetti, il capoclan di Casal di Principe dal soprannome scoppiettante “Cicciotto e’mezzanotte”,  sono state arrestate dagli uomini della Dia, dalla guardia di finanza, squadra mobile di Caserta e carabinieri della compagnia di Casal di Principe su ordine della procura Antimafia di Napoli, pm Alessandro D’Alessio con l’aggiunto Giuseppe Borrelli. Katia e Teresa sono state fermate a Formia, nel Lazio, dove si erano trasferite dopo il pentimento della madre, ma Teresa, 27enne, non è stata portata in carcere questa mattina perchè in stato di gravidanza. In manette è finita anche la nuora del boss, Orietta Verso, 42 anni di Parete, moglie del secondogenito del boss, Raffaele Bidognetti. Si era unita in matrimonio con Raffaele nel 2004, ma subito dopo lui era stato arrestato; tutte e tre sinora incensurate, per la Procura di Napoli avevano un ruolo apicale all’interno della famiglia mafiosa di Casal di Principe. A tutti vengono contestati i reati di associazione mafiosa, ricettazione ed estorsione. Arrestato anche Vincenzo Bidognetti, conosciuto come ‘o bellillo, che non e’ parente del capocosca nonostante il cognome. Stando alle indagini, era lui l’unico degli affiliati autorizzato a tenere rapporti con le tre donne: faceva da tramite tra loro e il resto della cosca. Particolari sull’operazione saranno resi noti in conferenza stampa alle 11 in Procura a Napoli.  Una misura cautelare è stata notificata nel carcere di L’Aquila anche al capoclan.

Il gruppo Bidognetti, radicato a Casal di Principe, Parete e sul Litorale domizio, sembrava essere ormai morto, ma stando alle indagini, non era così. Proprio a Parete negli ultimi giorni sono stati registrati attentati ai danni di imprenditori già sospettati in precedenti indagini, ma anche intimidazioni a commercianti. I sospetti sui possibili esecutori degli attentati ricadono su un cartello criminale di Villaricca e Giugliano in Campania.

Nel 2008, la sorella della pentita Anna Carrino era stata vittima di un agguato a Villaricca compiuto dal killer del clan Giuseppe Setola detto O’cecato, fuggito da una casa di cura di Pavia nell’aprile dello stesso anno dopo un permesso concesso dai giudici per motivi di salute. Il sicario, traversito da poliziotto e giunto a Villaricca a bordo di un’ automobile con tanto di lampeggiante, aveva finto di notificare un atto giudiziario alla donna: fece fuoco cercando di ucciderla, ma lei si salvò. In nove mesi di latitaza Setola uccise 18 persone, fra loro anche i parenti di collaboratori di giustizia eseguendo una sentenza non scritta del clan. Sotto i colpi finì anche l’anziano Stanislao Cantelli, zio di un pentito degli Schiavone. Durante con colloquio in carcere con Gianluca Bidognetti, l’ultimo figlio del boss Francesco, stando ai pentiti, l’ergastolano Bidognetti si disse contento come ai vecchi tempi sapendo di ciò che stava accadendo fuori. Ben presto, però, ordinò ai figli di allontanarsi da Setola perchè il killer faceva uso di cocaina ed era considerato dal clan una sorta di mina vagante. Troppo tardi: il giovane Gianluca, amante del calcetto e senza precedenti penali fino ad allora, venne arrestato per aver teso una trappola alla zia a Villaricca, durante l’agguato mancato.

fonte: ilmattino.it

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