Azzerato il gruppo maranese di Mariano Riccio, hanno pagato caro la ribellione agli Amato

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Latitanza finita dopo due anni per Egidio Pastella, 38 anni di Marano, e uomo di fiducia di Mariano Riccio. L’uomo aveva provato a nascondersi all’interno di un bunker ricavato in un appartamento, ma il fiuto dei carabinieri del Nucleo Investigativo unitamente a quello dei colleghi della sezione catturandi, non hanno dato troppo libertà di movimento. E’ stata determinate la caparbietà del Capitano Simone Vergari, comandante della Catturandi, che unitamente alla tenacia del Maggiore Michele d’Agosto, entrambi in forza al Gruppo di Castello di Cisterna, diretto dal Colonnello Coppola, hanno portato a termine l’ operazione con sacrificio e successo. Al momento dell’irruzione, infatti, l’’uomo aveva tentato di scappare rifugiandosi in soffitta, ma a nulla è servito.

Da fedelissimi dei Riccio a fazione autonoma. Sono i magistrati dell’Antimafia a tracciare un profilo criminale dei fratelli Egidio e Antonio Pastella, quest’ultimo ammazzato nel 2015 in un agguato di camorra nei pressi di un bar a Maraño. Il momento che segna la frattura all’intemo dell’organizzazione che ‘lavorava’ per gli Amato-Pagano è l’arresto di Mario Riccio, alias Mariano. Il fratello Alfonso, alla guida della cosca, cerca subito, di tenere in equilibrio e sotto controllo le nuove dinamiche criminali, ma è evidente che alcuni affiliati sono preoccupati dall’espansione dei melitesi e intendono difendere i propri ‘diritti’ acquisiti nel corso degli anni di appoggio incondizionato a Mario Riccio.

È proprio Egidio Pasatella ascoltato in ambientale dai carabinieri – a manifestare la volontà di non “mollare “. “Stiamo a fare i sacrifici da due anni appresso a lui (Mario Riccio, ndr) (…) per fare che cosa? La dobbiamo fare la guerra”. Il fratello Antonio lo incalza: “Mo ‘ dobbiamo fare peggio di prima perché altrimenti (…) veramente ce ne dobbiamo andare solo”. Proprio la decisione dei “maranesi” di agire per difendere i diritti acquisiti, apre scenari di sangue nell’hinterland a Nord di Napoli. I vecchi componenti del gruppo creato da Mario Riccio iniziano a cade- L’indagato intercettato: “Non possiamo mollare, abbiamo perso due anni appresso a lui” rè uno dopo l’altro. Il primo a morire è Andrea Castello, ammazzato a Casandrino il 13 marzo del 2014.

L’uomo venne trovato nei pressi di una discarica con due colpi di pistola alla testa: un’esecuzione in piena regola. Castello, però, non è il solo a morire. Contemporaneamente è stata denunciata la scomparsa di Antonio Ruggiero. Entrambi – spiegano gli inquirenti – ex affiliati al gruppo dei maranesi. Uno degli ultimi a cadere in questa faida è stato proprio Antonio Pastella, ucciso a Maraño. L’uomo fu rintracciato dai sicari nei pressi di un bar e freddato con diversi colpi di pistola. Quel delitto, così come tanti altri, va inserito nell’ambito della faida che è scoppiata a nord di Napoli e che ha portato all’epurazione di numerosi soggetti vicini al gruppo di Riccio. Per quei delitti le indagini da parte delle forze dell’ordine, coordinati dall’Antimafia, sono ancora corso.

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