Bimbo morto per le percosse della madre, il corpo era martoriato

La tibia destra fratturata. Rottura della milza. Causa del decesso: emorragia interna. Questi i pochi terribili elementi emersi sui quali la Medicina Legale di Modena sta lavorando da giorni per il rapporto sulla morte del piccolo C., il bimbo moldavo di quattro anni morto tra le braccia di un medico del 118 che ha cercato disperatamente di salvarlo nella sua abitazione, un miniappartamento di via Carlo Sigonio. I fatti, come si ricorderà, risalgono metà gennaio.

È l’unica indiscrezione finora uscita (senza alcuna conferma ufficiale) da questa indagine condotta, sotto stretto riserbo, da parte della magistratura e dei carabinieri su un decesso che nel frattempo sta diventando un caso clinico all’istituto dove studiano anche i futuri medici legali.

Il procuratore Lucia Musti aveva genericamente confermato la gravità delle lesioni e delle ecchimosi riscontrate “post mortem”. Quelle che a prima vista sembravano alcuni strisce sulle gambe – durante il tragico soccorso e all’arrivo del bimbo ormai senza vita all’ospedale – sono diventate numerosissimi segni di botte in tutto il corpo.

Era evidente che oltre alla morte per presunti dolori addominali – come segnalato dalla madre stessa, una 27enne moldava – era accaduto qualcosa di molto grave in quell’appartamento. Il bambino abitava lì con la sorellina di 8 anni dopo che la madre l’aveva portato via dal padre naturale in Moldavia per tenerlo a Modena.

Lo picchiava: lei stessa lo ha ammesso in sede di primo interrogatorio, ma solo però per alcune sculacciate. Potrebbe non essere così. Dell’autopsia in sé, coordinata dal professor Silingardi, a capo della Medicina Legale e medico di grande esperienza, non si sa ancora nulla. Il pm Luca Guerzoni sta anche lui attendendone l’esito. I dati sono stati raccolti, certo, ma aggregarli e dare loro un significato nell’ambito del decesso è molto complesso. Il nodo irrisolto è in una domanda: la morte è stata conseguenza di quelle botte? Oppure le botte sono sì avvenute ma precedentemente e quindi non significative in relazione al decesso?

La scoperta della frattura alla tibia è un elemento grave, ma le lesioni della milza hanno sicuramente provocato una emorragia interna che ha contribuito (se non determinato) il decesso di quel bimbo di soli quattro anni.

Intanto prosegue l’indagine. La madre è accusata di omicidio preterintenzionale. Il convivente della madre, un albanese agli arresti domiciliari in quanto accusato di essere uno sfruttatore di prostitute (è uno degli arrestati del caso dei “marciapiedi in vendita”), si è autoaccusato. Non è ancora noto se il magistrato lo ha indagato oppure no.

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