Camorra. Ammazzò il figlio di ‘Beckenbauer’, la parola fine per i killer

Faida dei Quartieri Spagnoli, niente stangata giudiziaria per i killer. I gruppi di fuoco delle famiglie Di Biasi e Russo, i due clan che dichiarandosi guerra hanno insanguinato il rione fino alla metà degli anni Duemila, sono riusciti, al termine del processo di secondo grado, a cavarsela con tre condanne al ribasso. A riportarlo è Il Roma. Tutti di assoluto spessore criminale gli assassini finiti alla sbarra. Salvatore Attanasio, imputato per l’omicidio del 22enne Antonio Cardillo, figlio del super boss Salvatore “Beckenbauer”,se l’è cavata con “soli” vent’anni di reclusione, a fronte dei trenta incassati dodici mesi fa con il rito abbreviato. Per lo stesso delitto, accusato di essere il coesecutore, è stato condannato anche l’ex ras Emilio Quindici, oggi collaboratore di giustizia: il pentito, dopo i quindici anni di carcere rimediati nel precedente giudizio, è riuscito a ottenere una pena di dieci anni. Sentenza mite anche per Nicola Di Febbraro, il killer che nel 1999 ha freddato il boss Francesco Di Biasi, il patriarca dei “Faiano”.

Un omicidio eccellente, maturato in risposta all’agguato nel quale perse la vita Domenico Russo, detto“Mimì dei cani”, e che di fatto aprì la stagione della faida dei Quartieri. Con questa sentenza la Seconda sezione della Corte d’Asisse d’appello di Napoli ha di fatto archiviato una delle pagine di camorra più sanguinose dell’ultimo ventennio. Il tutto naturalmente in attesa della pubblicazione delle motivazioni dei giudici e degli eventuali ricorsi in Cassazione.

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