Cannabis libera, il Governo si spacca sulla proposta di legge

Sulla legalizzazione delle droghe leggere la politica prende tempo. Più che una pausa di riflessione propedeutica, il tentativo di approfondire una tematica complessa e delicata. E che spacca trasversalmente il partito democratico. Lo sbarco in aula della proposta di legge per regolamentare il consumo era previsto per il 27 di questo mese slitta: le commissioni Affari sociali e Giustizia hanno chiesto più tempo per concludere le audizioni e scandagliare un provvedimento che oltre al consumo liberalizza (seppure con forti accortezze) la commercializzazione e l’autocultura. Perché, come dice una dei due relatori, la deputata pd Anna Margherita Miotto, «ci sono vari approcci per affrontare la problematica delle droghe e qui si tratta di superare gli approcci ideologici e trovare una sintesi. La tifoseria non aiuta». Benedetto Della Vedova l’animatore dell’intergruppo parlamentare per la legalizzazione della cannabis, ha sempre chiarito «di non aspettarsi sconti sui tempi». Anzi, ha auspicato «il più ampio dibattito in Commissione, nella speranza di integrare il testo».

La Conferenza dei capigruppo ha finito per esaudire il sottosegretario agli Esteri: complici le elezioni amministrative e provvedimenti che ingolfano i lavori parlamentari (il decreto banche, il piano di contrasto alla povertà o l’assistenza ai disabili in età adulta» il termine del 27 giugno non sarà rispettato. Ma s’inizierà a lavorare già da domani con le prime audizioni. «Ascolteremo», annuncia Donatella Ferranti, il presidente della Giustizia, «operatori sanitari, esponenti delle forze dell’ordine, abbiamo chiesto un parere all’Anm, all’ordine degli avvocati e al procuratore antimafia, Antonio Roberti. Io, personalmente, ho bisogno di ascoltare e di capire prima di decidere». Il testo dell’intergruppo per la cannabis (primo firmatario il candidato a sindacato del Pd di Roma, Roberto Giachetti) è un testo molto complesso e articolato. Consente il consumo per i maggiorenni stabilendo il tetto a 5 grammi (innalzabili a 15 grammi in privato domicilio), ma vieta il piccolo spaccio. Permette l’autocoltivazione in forma individuale quanto in forma associata di cinque piante, ma dietro comunicazione e autorizzazione dei monopoli. I privati quanto i monopolisti possono vendere spinelli, escludendo da quest’attività tabaccai e rivenditori di alcolici. Soprattutto questo disegno di legge parte con l’appoggio di 220 deputati, quasi un quarto dei componenti di Camera e Senato. «Vent’anni fa», ricorda l’altro relatore, Daniele Farina di Sel, «una proposta analoga dei Progressisti aveva 170 firmatari e non fu sufficiente».

L’ex numero del Leonka non nasconde «che siamo oltre le metà della legislazione e i tempi sono stretti», ma si dice ottimista se guarda agli schieramenti in campo. « Sel e i Cinquestelle sono favorevoli a un intervento di liberalizzazione. Il Pd sul tema è spaccato a metà, mentre nell’opposizione, con l’eccezione di Lega e Fratelli fortemente contrari, sono per il sì anche esponenti di Forza Italia». È difficile fare ipotesi, perché non si è espresso il governo. Matteo Renzi, che da presidente della provincia della Firenze firmò un documento contro la legalizzazione della droga, adesso ha posizioni meno nette. Il ministro della Sanità Beatrice Lorenzin, che ha reintrodotto la distinzione tra sostanze leggere e pesanti, è contraria. Il Guardasigilli Andrea Orlando si è battuto per la depenalizzazione per chi coltiva la cannabis a scopo terapeutico. In quest’ottica, a differenza di Sel e Cinquestelle, il Pd non ha una sua posizione univoca. E non l’avrà visto che all’intergruppo hanno aderito renziani doc (Giacchette o Gelli) ed esponenti della sinistra interna (Bruno Bossio o Stumpo). Luigi Bobba, che nel partito è in prima linea soprattutto sul welfare, dice di «non aver studiato a sufficienza il testo, pur essendo contrario alla legalizzazione». Donatella Ferranti ricorda che «questo non è il tempo di prendere posizioni, ma di discutere e capire gli effetti della riforma». E il passaggio in commissione potrebbe portare non poche novità al testo se Farina segnala che «approfitteremo delle audizioni per decidere su una delle questioni che nel testo abbiamo affrontato in una chiave diversa: quello della quantità di principio attivo. Ci siamo resi conto che inserendo un criterio legato al peso, permettiamo un minore consumo di quello consentito oggi».

Molto articolato il quadro tra i centristi della maggioranza. Raffaele Calabrò, capogruppo di Ncd in commissione Affari sociali, spiega che «vanno ascoltate le audizioni per capire i vantaggi, le esigenze e le opportunità. Ma con le conoscenze attuali è difficile inserire la cannabis tra le sostanze permesse». Da Scelta Civica Stefano D’Ambruoso, magistrato che si è occupato di criminalità internazionale all’Onu, si è dato come obiettivo quello di correggere «i danni della FiniGiovanardi sulla detenzione dei piccoli spacciatori, che sono in realtà dei piccoli assuntori». Il verdiniano Vincenzo D’Anna guarda «ai benefici in termini terapeutici. In linea di principio noi di Ala siamo tutti favorevoli». I promotori della liberalizzazione sperano nell’ala liberale di Forza Italia. Spegne le loro aspettative il capogruppo alla Camera, Renato Brunetta: «Non ne abbiamo ancora discusso ma siamo sostanzialmente contrari e non ci sarà libertà di scelta». Ma non mancheranno crepe. Augusto Minzolini suggerisce, «pur non credendo alla retorica della cannibis, di guardare a quello che succede intorno a noi». Voterà con Della Vedova il liberista e il libertario Antonio Martino.

fonte: Il mattino

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