Comune sciolto per camorra, ma i partiti ricandidano le stesse persone. Indagati, imputati e consiglieri citati negli atti degli scioglimenti tra i candidati. Occhi puntati della Prefettura

Comune sciolto per camorra, ma i partiti ricandidano le stesse persone. Indagati, imputati e consiglieri citati negli atti degli scioglimenti tra i candidati. Occhi puntati della Prefettura sulla verifica dei candidati. Una situazione ad alta tensione con i colletti bianchi che stanno tentando di allungare i tentacoli su appalti e edilizia, tentando di condizionare le future scelte politiche e non solo. A lanciare l’allarme, l’atto di proroga dello scioglimento dove si è evinto del pericolo reale, che la mafia imprenditoriale vuole rimettere la mani sulla città. Ad  Arzano  – comune in provincia di Napoli  feudo del clan Moccia prima e degli scissionisti poi, – tra pochi mesi si torna a votare e le future elezioni decideranno la nuova compagine amministrativa che dovrà guidare il Comune dopo la gestione commissariale.

La giunta, infatti, è stata sciolta per condizionamento camorristico sia nel 2008 con il centrosinistra, che nel 2015 con il centrodestra. Storia lunga quella del paese. Un ventennio fa. Dopo gli arresti di ex  amministratori divenuti poi imprenditori negli affari Regionali e quelli per un concorso truccato al comune,  dopo aver girovagato diversi partiti, sono tornati e hanno deciso nonostante tutto di scendere in campo e tentare di  dettare le regole del gioco attraverso i loro emissari. Dall’ ex sindaco Nicola De Mare  prima e l’amministrazione Fuschino poi che li avevano tenuti fuori dal palazzo, nonostante l’onta fedifraga, avrebbero deciso di condizionare ancora una volta le elezioni. Insomma, tutti pronti a tornare in sella. Chi pensa che la camorra abbia solo il volto dei morti ammazzati è molto lontano dalla verità. Colletti bianchi, zone grigie, insospettabili a libro paga dei clan. Bravi professionisti che non vedono, non sentono e non parlano pronti a prestare, dietro compenso, i loro servigi. Una  mafia  composta da un mix  complesso  e  variegato  di  mafie  tradizionali,  colletti  bianchi  e  delinquenti  locali,  pronta  a  trasformarsi  da  soggetto  dell’anti-stato  a  soggetto  collaborante,  grazie  a  figure  deviate dell’economia e della classe dirigente, che stabiliscono se impegnarsi direttamente o  farsi  rappresentare  nelle  amministrazioni  comunali.  Questa mafia locale di oggi è  quindi sempre più visibile,  e sempre  più  presente.  Dentro  il  sistema  economico,  nei  settori  tradizionali come  l’edilizia  e  nei  settori  innovativi  come   la  grande distribuzione, la sanità, il turismo, il gioco on line. Una mafia che non opera più a colpi di stragi e raffiche di kalashsnikov (anche se ne sarebbe sempre capace e ogni tanto ce lo ricorda) ma col denaro, quello sporco della  corruzione  e  quello,  apparentemente  pulito, del  sostegno  alle  imprese.  La faccia  finanziaria  e  manageriale  di queste  mafie,  attuato  attraverso  complessi intrecci societari, con la complicità di imprenditori e faccendieri, ma anche direttori di banca e pubblici ufficiali. Insomma, c’è poco da stare tranquilli.

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