cultura
Così fu provato il plagio di Michele Prisco

 

 

‘‘Una polemica fuori testo’’ è il titolo dell’ultimo capitolo del saggio ‘‘Giovan Battista Basile nacque a Giugliano nel 1566’’, edito dal Centro Studi Alberto Taglialatela nel maggio 1998, 2ª edizione, pagg. 62/66. L’autore, Emmanuele Coppola, accusava di plagio lo scrittore Michele Prisco

 

 

La questione del luogo e della data di nascita di Giovan Battista Basile poteva dirsi per gran parte risolta con la pubblicazione di questo saggio nella prima edizione del marzo 1985. L’iniziale limitata divulgazione del lavoro, giustificata dall’esiguo numero delle copie realizzate, era stata successivamente riscattata, presso la cerchia degli studiosi, dalla pubblicità diffusa sugli organi di informazione e dal cenno bibliografico contenuto nell’opera del prof. Michele Rak.81 Pertanto, nessuno si sarebbe più aspettato una inopportuna rivisitazione del­l’argomen­ to, se non ci fosse stato qualche altro spunto originale da dibattere, per confermare o contestare le mie conclusioni.
Invece, altri continuavano ad interessarsi alle oscure vicende biografiche del Cavalier Basile, con l’intento di vederci chiaro ed ignorando, forse, i progressi già registrati in tal senso.
Ebbi di questo conferma nel novembre 1994, quando il parroco di San Nicola, Mons. Francesco Riccitiello, mi riferì di una visita che gli aveva fatto lo scrittore Michele Prisco, in cerca di notizie sulla biografia giuglianese di Giambattista Basile. La cortesia del nostro dotto sacerdote dispiegò all’o­spite illu­ stre i registri parrocchiali ed una ricca messe di considerazioni sulla lettura degli atti riferiti alla nascita del Poeta e dei familiari ed al matrimonio dello stesso con la giovane Flora Santoro. Il parroco di San Nicola fu prodigo di informazioni inedite, mentre il solerte scrittore Michele Prisco le riversa­ va frettolosamente nei suoi fogli d’appunti. Molte di quelle notizie erano ormai, per Mons. Riccitiello, una naturale corrente rielaborazione delle sue ricerca e delle mie considerazioni critiche: insieme le avevamo discusse durante e dopo la redazione del mio saggio.
Mi chiedevo allora, preoccupato, che cosa ci avrebbe potuto fare, Michele Prisco, con tutto quel materiale, subodorando quasi un comportamento scorretto e spregiudicato. Volli, per questo, lanciare un messaggio, che certamente lo scrittore avrebbe dovuto recepire: il 13 novembre 1994 fu pubblicato su «Il Giornale di Napoli» un lungo articolo a firma di Teresa Davide, nel quale era riassunta tutta la questione sulla nascita di Giambattista Basi­ le, ricordando che nel marzo 1985 era stato pubblicato il mio saggio intitolato «Giovan Battista Basile nacque a Giugliano nel 1566», nel quale per la prima volta si era parlato del matrimo­ nio, dei figli e di altri particolari inediti, con sufficiente documentazione.82
Da quel giorno, a Giugliano, non si ebbero più notizie di Michele Prisco, ed il parroco di San Nicola attese invano un’altra sua visita di cortesia. Finalmente, dopo circa un anno, il 6 ottobre 1995, leggemmo sui giornali che Michele Prisco, al Circolo della Stampa, avrebbe presentato il volume «Giambattista Basile», edito a Pozzuoli da Elio de Rosa. Gli organi di informazione avevano ampiamente pubblicizzato l’e­vento letterario, soprattutto per delle asser­ zioni dello scrittore che contrastavano palesemente con quanto era stato scritto, fino a quel giorno, a proposito di alcuni tratti biografici dell’autore di «Lo cunto de li cunti». I giornali riferivano che, con lo studio di Michele Prisco, si andava così a scoprire, in via definitiva, che: l’autore del Pentamerone non è nato a Napoli, bensì a Giugliano; che non è nato nel 1575, bensì nel 1566; che addirittura Giovan Battista Basile si era sposato a quarantasette anni con una ragazza venti­ quattrenne (della quale nessuno mai prima aveva parlato, perché non si sapeva).
Tutto questo era riportato nella pubblicazione di Michele Prisco, senza particolari approfondimenti, al punto che chiunque avrebbe potuto chiedersi, con un minimo denso di discernimento, da dove egli avesse ricavato le notizie inedite.
Avrei voluto disturbare la quiete trionfale al Circolo della Stampa, tra gli applausi degli ignari spettatori, per rivolgere all’autore Michele Prisco alcune domande sulle sue fonti e sulle sue originali considerazioni. Ma quel pomeriggio del 6 ottobre 1995, con mio frustrante rammarico, non trovai in edicola il volume edito da Elio de Rosa e, per un imprevisto intenso traffi­ co da Giugliano, non riuscii a raggiungere Napoli.
Dopo qualche giorno ebbi il piacere di leggere il capitolo monografico di Michele Prisco premesso al volume «Giambattista Basile». Mi sentii, a dir poco, defraudato; cercai di sollevare la questione su tutti gli organi di informazione, dopo avere inutilmente (forse ingenuamente) sollecitato l’interesse degli editori napoletani. A nessuno interessava la questioncella del plagio, quasi ci fosse, generalizzata, la tacita consegna di coprire le spalle al grande autore, o per lo meno di non distur­ barlo. I comunicati stampa, inviati copiosi a tutte le testate giornalistiche, non sortirono alcun effetto; solo «Il Tempo» pubblicò un articolo a firma di Lina Maiello, titolando «Dov’è nato Giovam­ battista Basile?», con l’occhiello «Uno storico di Giugliano accusa di plagio lo scrittore Michele Prisco».83
Dopo alcuni mesi l’editore giuglianese del mio saggio, il Centro Studi Alberto Taglialatela, inviò una lettera al quotidiano «Il Mattino» per contestare e invitare a rettificare alcune inesat­ tezze contenute in un articolo appar­ so il 15 ottobre 1996.84 Ma in quella lettera era pure compreso un esplicito riferimento alla questione del plagio.
La pubblicazione della lettera,85 a parte la soddisfazione regi­ strata, ebbe un altro insperato e non piacevole risultato: Miche­ le Prisco si rifece vivo, scrivendo quasi furibondo al Presidente del Centro Studi, per costringerci al silenzio con la sprezzante accusa di essere “provinciali”.86
Siamo, dunque, provinciali (immagino nel significato più dele­ terio del termine) perché abbiamo cercato di rivendicare il merito culturale di aver pubblicato dieci anni prima le straordi­ narie conclusioni sottoscritte, a suo nome, da Michele Prisco sulla questione del luogo e della nascita di Giovan Battista Basile.
Siamo provinciali perché non abbiamo saputo comprendere e accettare la norma giuridico-sapienziale che recita «ubi maior minor cessat».
Siamo, infine, provinciali perché abbiamo ancora l’ardire di contestare a Michele Prisco di essersi spudoratamente appropriato delle nostre fatiche, travestendole coi panni delle sua presunta originalità.
Considerando che tutte le invenzioni originali di Michele Prisco erano già contenute nella prima edizione di questo saggio, edito nel marzo 1985, e che le stesse gli furono pazientemente e dettagliatamente dispiegate dal parroco di San Nicola nel novem­ bre 1994, sarebbe il caso di non indugiare oltre.
Tuttavia, devo rilevare che l’autore del primo capitolo del volume «Giambattista Basile», edito da Elio de Rosa, è spesso incompleto ed incorre in varie superficiali inesattezze, ripor­ tando notizie raccolte frettolosamente e malamente assemblate. Non sarebbe il caso di scendere nei particolari, per contestare quello che lo scrittore non è riuscito a riportare bene, quasi fosse condizionato dal bisogno di trascurare le sue fonti, che egli rigorosamente si riguarda dal citare (neanche un cenno di cortesia al venerando parroco scrittore Mons. Francesco Ricci­ tiello).
Ma la tentazione di indugiare nelle contestazioni è ancora forte, perché di inesattezze e approssimazioni ce ne sono parecchie.87 Ne valga qualcuna, con accenno superficiale.
Trovo una contraddizione di fondo, quando afferma che Giovan Batti­ sta Basile dovette vivere fanciullo a Napoli, ammettendo poi che era nato a Giugliano; questa è ricostruzione poetica, e basta (pag. 3).
Gaetano Corrado è autore di «Parete» e non di «Aversa» (pag. 3). E dove ha letto della tesi del Corrado e di quella del Santoro e di Agostino Basile? Cosa intende per «qualche altro studioso» (pag. 4), il quale avrebbe sostenuto che il Basile è giuglianese?
Ha trascritto l’atto di morte da una pubblicazione del 1922 citata dal parroco di San Nicola, ed ignora che lo stesso docu­ mento era stato già pubblicato nel 1884 da Luigi Molinaro Del Chiaro (pag. 5).
A proposito del luogo e della data di nascita del Basile, afferma che «la questione è stranamente ancora irrisolta» (pag. 5); gli è comodo dire questo, per sembrarne lui il risolutore.
Non legge bene il Registro dei Battesimi, scrivendo 25 febbraio al posto di 15 (pag. 9). Dimostra, anzi, di non aver neanche sfogliato i Registri parrocchiali di San Nicola, per affermare che «Giugliano a quei tempi era un casale e non contava tanti abitanti da indurre a ritenere che potessero esserci nati più d’un Basile» (pag. 9). Si confrontino, a tale proposito, le ultime due pagine del capitolo «Parete non c’entra», in questo saggio.
Non si comprende come si attesta sui nomi dei genitori e dei fratelli del Basile, rimanendo nella confusione (pag. 10). Poi parla del matrimonio di Giovan Battista Basile come un «assai di­ scusso avvenimento» (pag. 23). Ma chi ne aveva discusso prima del mio saggio? Sbaglia ancora a leggere dal Registro, riportando 17 al posto di 15; scrive, infatti, che «il 17 giugno... scambia promessa di nozze con la ventiquattrenne giuglianese Flora San­to­ ro». Intanto, il documento citato non si riferisce alla “promessa di nozze”, ma alla celebrazione del matrimonio. Ma l’affermazione più grave, che da sola basta a dimostrare il plagio, è riferita all’età di Flora Santoro: da dove ha preso questo dato anagrafi­ co? Nell’atto di matrimonio non c’è, e neanche negli altri regi­ stri dell’Archivio parrocchiale di San Nicola. La notizia era stata riportata, con tutte le altre, nell’articolo pubblicato il 13 novembre 1994 su «Il Giornale di Napoli»; ma la fonte era stata rivelata nella prima edizione di questo saggio, nel 1985, ed è l’Archivio parrocchiale di Sant’Anna, che Michele Prisco non avrebbe potuto consultare, perché la chiesa era chiusa al culto.
Prisco, dunque, ha il vezzo di riportare le notizie raccolte frettolosamente e non ha poi la possibilità di giustificarle, dimostrando palesemente di avere scoperto un bel niente, e di avere anzi impietosamente saccheggiato le madie altrui, fidando nell’impunità che gli sarebbe derivata dalla sua consacrata autorità nel raffronto improbabile ed improponibile con i quattro “provinciali” di Giugliano.

 

di ROBERTA MARANO

 

 

 

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