De Magistris vs Renzi, una delibera per dire No alla riforma costituzionale

La notizia è nella premessa, anzi nelle considerazioni ad esser precisi. A pagina 5 della delibera comunale del 3 maggio scorso si legge: «L’amministrazione comunale intende sensibilizzare l’opinione pubblica in vista della scadenza referendaria in favore delle ragioni del no, esprimendo un fortissimo allarme per la deriva autoritaria introdotta dalla legge costituzionale in questione, la quale stravolge l’impianto democratico voluto dai costituenti». E ancora: «La stabilità del governo non può produrre un’alterazione così profonda del principio di rappresentanza democratica sul quale si fonda l’intera architettura dell’ordinamento costituzionale vigente».

Di fatto un manifesto politico, di fatto il sindaco uscente schiera l’intera amministrazione contro la riforma costituzionale di ottobre. Oltre che ad aderire alla campagna per i referendum sociali, per il ripristino dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, la reintroduzione della giusta causa per i licenziamenti, la presentazione della legge di iniziativa popolare per la «Carta dei diritti universali del lavoro» proposta dalla Cgil. Prima Bagnoli, poi i referendum l’avversario di de Magistris non è Gianni Lettieri, ma Matteo Renzi. Contro il quale prosegue la campagna elettorale. E sarà solo un caso, ma gli assessori assenti quel giorno di maggio sono Raffaele Del Giudice e Nino Daniele, stranamente i più vicini al Pd. Per Gennaro Migliore, sottosegretario alla Giustizia: «La totale mancanza di rispetto per le istituzioni porta de Magistris a utilizzare la giunta per fini propagandistici nell’ossessione di volersi misurare con Renzi invece di occuparsi della città. Ha iniziato già prima del ballottaggio a fuggire dalle responsabilità amministrative, perché la sua non è mai stata un’azione in nome di Napoli ma solo per proiettarlo sulla scena nazionale. Ancora più sospetta la comunicazione di una delibera di più di un mese fa, visto che un mese fa era stata ignorata da tutti». Carlo Iannello, consigliere comunale ex arancione poi critico dell’azione amministrativa di de Magistris, ma soprattutto giurista: «Le istituzioni sono un bene comune. Non una cosa privata di chi momentaneamente le occupa. Schierare un Comune in una battaglia politica come quella del referendum costituzionale è un atto di prevaricazione nei confronti di tutti i napoletani. Questo è totalitarismo, arrogante affermazione di un pensiero unico».

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