Docente perseguita la studentessa tredicenne: ecco i messaggi hot del professore. In classe tentava di baciarla

Prima la telefonata del ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli. Poi subito dopo quella del direttore scolastico regionale Luisa Franzese. «Sono due mamme, mi hanno capito, hanno capito il dolore di mia figlia. Le ho sentite vicine», dice G.V. papà della quindicenne (all’epoca dei fatti tredicenne) perseguitata dal suo professore durante l’ultimo anno delle medie ad Afragola. E che ieri, attraverso il Corriere del Mezzogiorno, ha scritto una lettera proprio al ministro, chiedendo l’anonimato per continuare a proteggere la ragazzina distrutta da questa storia. E che ha cambiato anche liceo e città, mentre il professore è rimasto al suo posto.

Nell’ordinanza del gip del Tribunale di Napoli Nord che ha disposto il divieto di avvicinamento del quarantacinquenne alla ragazzina, lo spaccato di quella che è stata, da aprile 2015 fino ad ottobre 2016, una vera e propria persecuzione. «La molestava, pedinandola — si legge nell’ordinanza —, telefonandole ad ogni ora del giorno e della notte, inviandole numerosissimi messaggi. La aspettava all’uscita del bagno per incontrarla, abbracciandola in classe e cercando di baciarla, appoggiandole la testa sul petto, sfiorandole i fianchi, dicendole di essersi innamorato di lei, impedendole di frequentare i suoi coetanei, interrogandola ogni giorno su vari argomenti, umiliandola e rimproverandola davanti ai compagni di classe fino a farla piangere, dicendole che non aveva più rapporti sessuali con la moglie». E poi gli sms, seicento, e le telefonate, settecento in due mesi. «Egoista, stronza», o ancora «non faccio sesso con mia moglie da un anno», e poi: «Ti rovino, ti boccio». I.V. all’epoca dei fatti tredicenne, assistita dagli avvocati Angelo e Sergio Pisani, ha vissuto in un vero incubo. Tanto da essere profondamente cambiata. Mai più un sorriso da allora. È terrorizzata, vuole essere accompagnata ovunque da qualcuno per paura di incontrare il professore. Ha detto di volerla fare finita e si è autoinflitta tagli alle braccia di cui si è accorta il suo medico curante. Ancor peggio il prof ha approfittato di un momento delicatissimo: la perdita della mamma. Tant’è che si è difeso dicendo: «Le voglio bene come una figlia, la madre prima che morisse me l’ha affidata».

E invece la vicenda è stata accertata dal lavoro meticoloso dei carabinieri, guidati dal capitano Francesco Filippo che ammette: «Abbiamo dato il massimo in questo caso, certo come sempre, ma sa tanti militari hanno figli della stessa età». Poi ci sono decine di interrogatori e le perizie psicologiche. «Non averlo capito in tempo — ancora il papà — è una colpa che mi porto dentro. Ma ero solo. Ora ho chiesto aiuto e spero davvero che possano restituire la serenità a mia figlia e anche a me». Una speranza che dovrà passare per l’esito dell’istruttoria che il ministro Fedeli sta avviando sull’intera vicenda. Quel professore dovrà chiarire molte cose ai suoi superiori: innanzitutto alla direttrice scolastica regionale Luisa Franzese, che probabilmente potrebbe essere incaricata di relazionare sul caso. Intanto il ministro ha avviato una ispezione in quella scuola di Afragola dove, secondo il gip, sarebbero avvenuti reiterati e costanti episodi di molestie. E dove il professore quarantacinquenne, sospettato di esserne l’autore, continua a insegnare come se nulla fosse.

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