Effetto Brexit sulle Borse. Milano crolla, sterlina ancora a picco

Un’apertura in ordine sparso, poi la virata in negativo per tutte le borse europee dopo un fine settimana passato a smaltire lo shock della vittoria della Brexit al referendum inglese. Maglia neraancora Milano, che subito dopo un esordio piatto ha iniziato a cedere terreno appesantita ancora dalle banche che venerdì avevano fatto crollare il listino di uno storico -12,5%. Ubi eMediobanca a metà mattinata sono arrivate a crollare di oltre l’8%, Monte dei Paschi di Siena e Intesa Sanpaolo di più del 7%, Unicredit del 6%. I titoli degli istituti di credito sono oggetto di sospensioni continue per eccesso di volatilità. Francoforte, Londra e Parigi si mantengono invece in lieve calo, come in apertura. Madrid, che in apertura registrava un +2,5%, è passata in rosso poco prima delle 11. La Borsa di Tokyo aveva terminato la prima seduta della settimana con il segno più, dopo lo scivolone di venerdì: l’indice Nikkei ha messo a segno un rialzo del 2,39%.

Sterlina ancora a picco – I mercati restano in attesa di comprendere tempistiche e conseguenze dell’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea, nel giorno in cui Matteo Renzi,Angela Merkel e Francois Hollande si vedranno a Berlino per stabilire una posizione comune su come affrontare la crisi. Il cancelliere dello Scacchiere, George Osborne, dovrebbe tenere un discorso questa mattina per tentare di rassicurare i mercati finanziari. La sterlina però lunedì mattina è crollata ancora: dopo il -10% di venerdì scorso, quando è arrivata al minimo da 31 anni nonostante gli interventi della Bank of England per sostenerla, la valuta britannica perde un ulteriore 2% in partenza arretrando a quota 1,3404 sul dollaro e dell’1,3% a 1,2153 sull’euro.

Il piano del governo per aggirare le norme Ue entrando nel capitale delle banche – Dopo i tonfi di venerdì, domenica si erano diffuse indiscrezioni su un presunto piano del governo Renzi per intervenire a gamba tesa entrando addirittura nel capitale degli istituti più deboli con un intervento da 40 miliardi. Operazione delineata in un editoriale di Francesco Giavazzi sul Corriere della Sera, in cui l’economista ipotizzava l’acquisto di azioni da parte dello Stato a dispetto della nuovanormativa europea sul bail in. Questo invocando il ricorso a “strumenti alternativi” al salvataggio a carico di azionisti e obbligazionisti, consentito in caso di “stress sistemici straordinari“. Lunedì’ Bloomberg dà credito alla notizia, citando “una fonte che ha chiesto di non essere identificata perché i negoziati sono riservati”. Secondo l’agenzia, “il governo sta valutando misure da 40 miliardi di euro” e “potrebbe supportare il credito fornendo capitali o garanzie“. L’ammontare “è ancora in fase di discussione e una decisione finale non è stata presa”.

Spread poco mosso grazie alla Bce – Sul fronte del mercato obbligazionario, partenza poco mossa per il differenziale di rendimento (spread) tra Btp e Bund tedesco, che in avvio segna quota 163 punti contro i 160 della chiusura di venerdì. I titoli di Stato decennali italiani rendono l’1,55 per cento. Il piano di acquisti della Banca centrale europea rende del resto in questa fase praticamente impossibili tensioni significative sui debiti sovrani come quelle del 2011.

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