Il gesto di coraggio di una donna. Il figlio spaccia, la mamma denuncia per salvarlo dai debiti: 26 arresti.

Ha avuto il coraggio di denunciare il figlio pusher ai carabinieri. Una madre preoccupata per il suo ragazzo, di soli 22 anni, che veniva minacciato dal suo fornitore per non aver pagato le partite di droga ricevute, ha raccontato tutto al maresciallo Francesco Parisi, comandante della stazione di Cosenza-nord, per salvarlo dai debiti e farlo uscire da «questo circolo vizioso». Dal coraggio di questa donna sono partite le indagini che hanno portato oggi a una maxi operazione antidroga – coordinata dai procuratori di Cosenza Mario Spagnuolo, Marisa Manzini e dal sostituto procuratore Francesco Cozzolino –  e all’arresto di 26 persone, più 9 obblighi di dimora. Contestati i reati di spaccio, furti, estorsioni, possesso di armi e usura.

«Mio figlio, per fortuna, si confida spesso con me. Ha sempre avuto un carattere debole, e per questo si è fatto sempre coinvolgere dai suoi amici in vicende delinquenziali che purtroppo lo hanno già segnato in maniera indelebile, visto che è stato più volte arrestato e denunciato, sebbene sia ancora molto giovane». Durante una perquisizione in casa, nel settembre del 2014, furono trovati nel cassetto del comodino circa 63 grammi di marijuana, utili per il confezionamento di 350 dosi. Fu poi la madre a confermare che quella droga era del figlio ed era destinata allo spaccio. Secondo il racconto della donna dopo quella perquisizione il 22enne Driss Riad, arrestato anche lui oggi nel corso dell’operazione, «aveva deciso che era ora di finirla con questa storia e di mettersi a lavorare onestamente. Purtroppo ciò non è stato possibile in quanto a partire da pochi giorni dopo un losco personaggio – descrive la donna – che io conosco come Carlo Spadafora (anche lui arrestato oggi nel blitz, ndr) ha iniziato a recarsi presso la nostra abitazione al fine di parlare con mio figlio». Da qui la confessione di Driss alla madre: «Carlo è colui che gli forniva la marijuana e che pretende da Driss la somma di 900 euro come corrispettivo per la droga sequestrata a mio figlio a settembre. Chiede di più di quanto in realtà avanzerebbe. Mio figlio, sempre a quanto ne so, ha risposto a Spadafora che non può permettersi di pagare questa somma e allora lui lo ha minacciato di morte e di picchiarlo violentemente e gli ha intimato di continuare a spacciare per poter pagare il debito». Il figlio ha paura che possa accadergli qualcosa, mentre i fornitori portano nuova droga da vendere per poi farsi consegnare i proventi della vendita. «La situazione sta diventando sempre più pericolosa», ammette, disperata, la donna al maresciallo. «Driss sa che questa mattina sono venuta in caserma e mi ha avvertito che così facendo avrei “messo in pericolo” la mia vita perché i suoi aguzzini sono gente pericolosa».

«Non è molto frequente che una madre denunci il figlio spacciatore, ma per fortuna accade», ha detto il procuratore di Cosenza, Mario Spagnuolo. Dal coraggio e dal racconto di questa donna, nel gennaio del 2015, sono scattate le indagini che si sono protratte fino ad oggi consentendo di individuare una serie di gruppi di pusher che si erano spartiti le piazze di spaccio del capoluogo cosentino, operando in regime di libera concorrenza. Sono stati documentati circa settecento episodi di spaccio di droga. Nel corso della conferenza stampa il procuratore aggiunto Marisa Manzini ha sottolineato «la gravità del fatto che molti degli arrestati siano poco più che ventenni, desiderosi di guadagnare denaro ad ogni costo». Molti degli arrestati erano già detenuti ai domiciliari, ha spiegato il pm Giuseppe Cozzolino, ma svolgevano lo stesso la loro attività di spaccio. «Sottolineiamo che alcuni degli arrestati non hanno esitato ad effettuare estorsioni e ritorsioni, anche gravi – ha detto Cozzolino – come pestaggi sanguinosi e incendi di motorini e auto. Un pestaggio lo abbiamo ascoltato in diretta, attraverso un’intercettazione. Ancora non abbiamo identificato la vittima, che urlava a squarciagola. Non si contano poi i furti di autovetture che molti degli arrestati realizzavano per autofinanziarsi. Molti di loro hanno anche precedenti pesanti, per associazione mafiosa». Dall’inchiesta è emersa anche una preoccupante diffusione di eroina a Cosenza, soprattutto fra i giovani. Il procuratore Spagnuolo ha denunciato «un’assenza delle istituzioni. Si fa repressione, ma manca la prevenzione». Ora gli atti dell’inchiesta sono stati inviati alla Dda di Catanzaro per capire cosa si nasconde dietro questo imponente flusso di eroina e cocaina.

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