Giugliano dal Medioevo al ‘600, passando per i Pinelli. Il nuovo libro della Pro Loco

Redigere la illustrazione di un libro del quale si è scritta una parte è un poco imbarazzante. Considerato che il tutto è senza scopo di lucro, come suole dirsi, e per nobili fini divulgativi, lo faccio.

Cominciamo a parlare dell’editore, La Pro Loco di Giugliano, presieduta dal prof. Mimmo Savino, che da anni opera, in solitaria, nella raccolta e catalogazione di tutto quanto è inerente la storia della Città di Giugliano.

Tra mille difficoltà, soprattutto economiche, pare debba dimostrare, ogni istante, che la sua esistenza è necessaria per costruire la memoria della comunità. Anche se si ha la sensazione che questa comunità faccia sforzi immani per perdere questa memoria.

Lo sforzo maggiore è stato, senz’altro, quello di dare vita ad una collana di testi di raccolta di analisi storiche sulla città. Con un taglio nuovo, però, che superasse la vulgata e cominciasse a lavorare attraverso documenti e fonti certe: archivi di stato, fonti storiche e archivi diocesani. Certo l’avventura aveva, ed ha, un handicap di partenza: le risorse finanziarie. Oltre alle spese di trasporto e spostamento ve ne è una ineluttabile: le tariffe applicate dal ministero della cultura sulla riproduzione di atti e documenti depositati presso le dipendenze locali.

Uno dei primi lavori che si è posto in essere è stata la ricognizione delle documentazioni riguardanti Giugliano negli archivi pubblici: è tale la quantità e la mole da far esultare per quanto riguarda la ricerca storica ma da far venire da piangere per quanto riguarda il costo dell’acquisto delle documentazioni. Migliaia di euro, forse decine di migliaia, che la Pro Loco non ha e non può sperare di avere, dato il poco interesse per l’argomento mostrato dalla parte pubblica ma, in verità, anche da quella privata.

Soffermiamoci, quindi, su quello che si è fatto e si è pubblicato in questo volume. È il secondo della collana. Il primo, sempre a mia cura, del 2014, è stato la riproposizione, arricchita da nuove notizie e fonti, del testo di don Agostino Basile sulla storia di Giugliano. Testo del 1800 che rimane pietra miliare e timone di ogni ricerca. Al povero don Agostino, che io sappia, nemmeno un vicolo hanno mai dedicato. Nessuno è profeta in patria!

Questo che presentiamo è un volume che raccoglie tre lavori, un progetto interdisciplinare, su specifiche tematiche: la ricostruzione ideale e ragionata dell’impianto urbanistico del feudo in epoca medievale, le vicende bimillenarie del borgo di Casacella, le dinamiche demografiche del periodo dei Pinelli a cavallo tra il 1500 ed il 1600.

Partiamo dal primo lavoro. “L’impianto radiale della Giugliano medievale. La chiesa di sant’Anna ed il castello Angioino-Aragonese”. L’autore è l’arch. Francesco Russo, Gianfranco per gli amici.

Dunque Gianfranco ha proposto una visione di come doveva essere Giugliano tra il XIV e il XV secolo. La sua “apertura” verso Capua, antica capitale Longobarda, che permane, il castello angioino-aragonese, demolito, probabilmente, dopo la battaglia di Giugliano, del 1437, tra Alfonso il magnanimo e le truppe fedeli agli angioini, il “palazziello”, e, poi, la raggiera delle strade attorno la chiesa di sant’Anna e le porte di accesso al nucleo abitato. Il tutto ampiamente corredato da immagini e documenti a sostegno delle proprie tesi.

Il secondo contributo è quello redatto da un altro architetto Antonio Pirozzi. “Casacella una storia bimillenaria”.  Non saprei dire se Antonio è uno storico prestato all’architettura o un architetto affascinato dalla ricostruzione, non solo artistica, delle vestigia del passato o/ma, anche, delle carte che lo descrivono. Scopritore di documenti eccezionali, inerenti le nostre zone, ha focalizzato la sua attenzione sul borgo di Casacella.  Chi legge il suo racconto che descrive le vicende delle famiglie che hanno posseduto il borgo, i loro gli intrighi, i rapimenti a scopo matrimoniale, ma soprattutto per questioni economiche, le cronache degli ordini monastici che lo hanno gestito, avrà la sensazione di trovarsi in una macchina del tempo che partendo dalla antica Roma arriva sino al 1700. La fine del viaggio e della storia della Grancia di Casacella.

Veniamo al mio contributo. “La Giugliano dei Pinelli. Società e demografia come si rileva dai registri parrocchiali 1554/1632” È capitato che assieme al professore Savino, si è scoperto che presso le quattro antiche parrocchie di Giugliano vi erano conservati i registri dei battesimi, dei matrimoni e dei funerali a partire dal 1554. Armati di macchina fotografica digitale ogni sera, per circa un anno, abbiamo approfittato della cortesia e della pazienza dei parroci di san Giovanni, di sant’ Anna, di san Marco e di san Nicola, e abbiamo  fotografato oltre cento volumi, scattato circa 40.000 foto per un totale di circa 80.000 pagine.

Poi la curiosità ha preso il sopravvento. I documenti iniziali erano quelli del periodo della dinastia dei Pinelli. Quella che ha posseduto il feudo per quasi un secolo, che lo ha elevato di rango, dignità urbanistica e culturale. Quella che ha sostenuto le arti e favorito la pubblicazione del manuale di musica, edito a Venezia, nel 1564, da Giulio Ciccarelli, le opere di Maximo Stanzione, che aveva sposato la de Zola di Giugliano e cominciato, tra noi, la sua ascesa al vertice della pittura mondiale del 1600, del Basile che aveva trovato nella famiglia Pinelli il mecenate che lo aveva reso nobile, conte di Torone, e sostanziato la sua produzione letteraria. La famiglia che aveva partecipato, finanziariamente, al viaggio di Cristoforo Colombo verso le Americhe. Insomma in quelle pagine vi era la Giugliano del 1500 e del 1600. Dovevo metterla assieme, trasformare i numeri in persone. Armato di pazienza ho trascritto ed informatizzato tutti gli atti di battesimo, di matrimonio, di morte, circa 20.000 atti, partendo dal 1554 fino al 1632.  Anno del passaggio del feudo dalla famiglia Pinelli a quella dei d’Aquino. L’inizio della fine.

Ho raggruppato le famiglie, le ho collocate, numericamente, nelle statistiche della natalità, dei matrimoni e delle morti. Ho individuato i gruppi familiari indigeni e quelli di transito, ho contato i cognomi che sono contenuti nei registri. Ho trovato le certificazioni dei nobili che abitavano a Giugliano ma anche  la notevole massa di indigenti impiegati nella agricoltura e nella edilizia. Ho certificato la presenza nel tessuto sociale di islamici, di zingari, di stranieri. Insomma una Giugliano cosmopolita che prendeva corpo dalla visione del primo Pinelli, quel Cosmo, grande banchiere dell’Europa del 1500, che aveva sognato la città ideale. L’aveva sognata qui a Giugliano.

Il libro, edito dalla Pro Loco, verrà presentato al Salone delle Feste del palazzo Palumbo, Venerdì 24 giugno alle ore 18.30, grazie alla disponibilità della HUB spa, alla presenza e con il contributo del Presidente della Pro Loco, prof. Mimmo Savino, del vice presidente della Pro Loco, prof. Tobia Jodice, del prof. Francesco Montanaro, presidente dell’Istituto di Studi Atellani e del prof. On. Antonio Jodice, presidente dell’Istituto di Studi Politici san Pio V di Roma. I contenuti del lavoro saranno illustrati dagli autori con l’ausilio di supporti video e fotografici.

di Antonio Pio Iannone

Commenta per primo