Giugliano. Vigili, imprenditori e tecnici comunali condannati: ecco le motivazioni della sentenza

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E’ sicuramente tra le pagine più nere per la storia della città di Giugliano, una macchia indelebile che non potrà mai essere cancellata e che si è conclusa, lo scorso aprile, con la sentenza della Corte d’Appello di Napoli. Si tratta dell’operazione Mattone Selvaggio, che vede come imputati ex vigili urbani, imprenditori ed ex dipendenti del Comune di Giugliano, accusati a vario titolo di associazione a delinquere, concussione, corruzione e falso in atto pubblico.

La sentenza per 26 dei 39 arrestati nel blitz del 2008 che hanno scelto il rito ordinario vide pene ridotte per gli imputati e molte assoluzioni. Sono state depositate pochi giorni fa le motivazioni della decisione: “E’ una pagina grave e triste della storia criminale in cui il dileggio ed il dispregio della funzione di salvaguardia del territorio giuglianese è assurto a sistema”al punto di consentire una stabile associazione criminosa tra vigili, imprenditori e dipendenti tecnici. Confermando per alcuni il reato associativo, i giudici hanno sottolineato come: “i dissidi tra le parti non dimostrano affatto l’inesistenza del vincolo associativo ma anzi lo rafforzano ancora di più poichè sono nati per l’ingordigia di alcuni e la sperequazione nella divisione dei proventi illeciti. Dunque i dissidi dimostrano che l’associazione è esistita, aldilà delle responsabilità singole, che comunque vanno ad inquadrarsi nel quadro collettivo di una condotta generalizzata, tant’è che si ipotizza che le speculazioni e l’oltraggio del territorio possano essere anche recenti e molto radicato”.

La vicenda, lo ricordiamo, suscitò molto scalpore quando nel maggio del 2008, nel corso dell’operazione finirono in manette 39 persone. Tutto partì dalla denuncia di una donna che aveva ‘lamentato’ alle forze dell’ordine un tentativo di violenza sessuale da parte di un vigile (agente poi prosciolto dall’accusa) disposto a chiudere un occhio su dei lavori ‘irregolari’ solo in cambio di sesso. Intercettazione dopo intercettazione, i pm sono riusciti a ricostruire il giro di affari che pubblici ufficiali e pubblici: amministratori avevano messo in piedi sulle opere fuorilegge. Un giro di tangenti imposte ai grossi imprenditori e ai piccoli privati. Il sistema era semplice: pagare per poter terminare la realizzazione dei lavori.

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