Giugliano, XIII Martiri. Faiello risponde a Coppola: “Difendi gli aggressori nazisti”

Emanuele, evidentemente hai tradotto “Fare Storia”, come volevo intendere in senso letterale, nel modo di dire tutto giuglianese: “fare storia ” (che significa litigare ). La mia intenzione non è di dare verità preconcette e tantomeno invenzioni ma invitare a ricostruzioni realistiche e ipotesi supportate da riscontri documentali e probatori quindi invitare chiunque possa e voglia, alla ricerca di documenti che ancora di più sono necessari , vista la confusione di testimonianze che dapprima parlano di proclami e manifesti e poi smentiscono dicendo che le fucilazioni furono effettuate quasi immediatamente dopo il rastrellamento. Ricordo che fu una delle figlie di una vittima che in una animosa discussione si alzò in piedi a smentire questa ipotesi che tu paventi e disse di ricordare bene i manifesti. Noto anche il tuo accanimento a “elargire” verità e continuo a non comprendere il motivo per cui assumi un tono così bilioso.Preciso che non mi sono presentato come TUO ” interlocutore cartaceo”, poiché l’invito non era rivolto a te e non vedo perché mai dovevo rivolgerlo poiché il mio “appello” è a ricercare nuovi documenti che prendere atto di situazioni mai tenuto in giusta considerazione come quella si stavano combattendo a pochi chilometri battaglie campali per la libertà del popolo napoletano, che il “protocollo di guerra” prevedeva l’applicazione della regola “dieci contro uno”.

Non mi presento poi come storico sapendo bene di non esserlo. Il bravo giornalista che ha presentato quelli che erano “appunti” che potessero essere uno sprone alla ricerca di documenti, ha sintetizzato la mia qualificazione in “grafologo” che nel mio caso comprende la specialistica in criminalistica e criminologia cui su accede previa laurea magistrale in giurisprudenza e per cui, credo di avere dimostrata in sede  anche giudiziale la mia capacita di analisi. Con  lo studio Legale e di Grafologia Giudiziale e criminalistica forense, insieme a mio fratello Andrea, si conta ormai una decennale esperienza per conto dei Tribunali e dei Professionisti del settore con pubblicazioni e studi sia in Italia che all’estero. Avendo a cuore la dignità della mia gente, essendo questa storia di cui si parla, pregna di fatti che si vogliono far passare per storici e accertati ma senza documenti, e che risentono dell’oblio del dolore dei parenti delle povere vittime trucidate per colpevole connivenza con i vili che lasciarono soli vecchi, donne e bambini e poi negarono e travolsero le verità, ho provato a richiamare gli stessi principi della ricerca che,  di prassi ,  si applica quando si vuole la verità e non quando la si vuole nascondere.

A maggior ragione noto che molti elementi anche riportati da te, non coincidono con i racconti che proprio in questi giorni mi sono stati ribaditi da testimoni diretti (ancora in vita) e che confermano molti punti che tu contesti così animatamente e, permettimi di dirlo, anche forzatamente. Prima di tutto le notizie circa i tempi dell’esposizione dei cadaveri che è falso dire che furono trasportati solo il giorno dopo al cimitero, poiché un certo “Sannazzaro” li trasportò a scapito del tragico stato di decomposizione in cui essi ormai versavano essendo stati esposti alle intemperie da giorni. inoltre, (a parte il nome del padre di Guarino ” l’ armiere” e della età  (40 anni)riferiti dalla  compianta e amata Anna ), il dato del ferito riparato in ospedale e poi portato a morire non coincide con quello che tu racconti . Manco a dirlo, ti ostini a dare per accertati dati che risaltano   la criminale crudeltà con cui venne effettuata la rappresaglia al di là del fatto che questi fatti sono contemplati e regolati dai codici militari di guerra ,  a seguito di un corrispettivo atto di ribellione. Mancano quindi documenti (e non chiacchiere) circa il fatto che questi che tu indichi con lodevole dovizia di particolari, possano essere stati delinquenti e criminali di professione, a meno di non dovere decidere una volta per sempre che solo i criminali di ribellano all’aggressione (certo Cesare Lombroso fondò la sua teoria del delinquente nato proprio su questo assunto, quando analizzò il cranio del patriota Vilella(Regno delle due Sicilie contro l’esercito piemontese invasore ) ,  definendolo “criminale tout court”. . E dando via al triste ogni epilogo della “teoria del delinquente nato ” e quindi dei manicomi e  dei campi di sterminio. Noto infine con stupore e con tristezza che ti ostini a difendere gli aggressori nazisti a scapito del dato storico che in quei stessi giorni a Napoli (città medaglia d’oro per la resistenza ) per gli stessi fatti era in atto un eroica insurrezione popolare. Ah già. ..”I giuglianesi non si sono mai ribellati! “.e magari non hanno diritto di farlo …Infine,  ti ringrazio di avermi dare modo di ribadire le mie posizioni e rinnovo la convinzione sul fatto che la questione non riguarda me o te personalmente e che è molto più utile che altri leggano e magari, riferiscano e presentino documenti. Gli stessi documenti che mi impegno a ricercare facendone formale richiesta all’archivio di Stato (anche tedesco) e a quelli dei Tribunali penali e militari e all’archivio del pentagono che ne ha conservato filmati fin or inediti. Chissà se poi questi documenti non possano essere oggetto di un confronto sereno e rispettoso che tralasci i singoli protagonismi e non fra me e te. Dimenticavo. Io ci metto la faccia e il cappello  (coppola) e il sigaro,  li tengo quando voglio “pariare ” e voglio sperare che questa scelta della mia foto in atteggiamento scherzoso non sia un modo per sminuire un lavoro fatto con passione e amore per la mia gente.

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