Guerra tra clan sfiorata dopo una rissa tra affiliati: gli ordini dei rispettivi boss per fermare un possibile spargimento di sangue

Già altre volte abbiamo scritto di come gli eredi del clan Fragnoli­Pagliuca, conosciuti oggi con l’appellativo dei Mondragonesi, avessero spostato il loro quartiere generale nella frazione periferica di Pescopagano. Ma questa zona che confina a sud con Bagnara e Destra Volturno di Castel Volturno, è diventata, in base a quanto emerge dalla recente ordinanza che ha colpito il clan di Bidognetti, la location ideale della legione criminale di Carlo Taurino, associato al clan dei Casalesi. Quindi Pescopagano è anche la linea di confine tra Casalesi e Mondragonesi. Un episodio, su tutti quelli contenuti appunto nella suddetta ordinanza, descrive e delinea gli equilibri camorristici tra le due consorterie. Stiamo scrivendo della lite divampata a Pescopagano tra un ragazzo vicino al neo­reggente degli eredi della fazione Fragnoli-­Pagliuca, Giuseppe De Filippis detto o cinese e il fratello del pentito Luigi Moschino, degenerato, poi, in rissa.

Stando alla versione dei fatti raccontata dal collaboratore di giustizia, rimasero coinvolte sia la mamma di Peppe o Cinese, che la madre del Moschino. “TAURINO Carlo e Domenico LUONGO si recarono da Peppe il Cinese per riferirgli che io avevo picchiato la madre” ­ precisa ai magistrati l’ex uomo dei Bidognetti. La reazione del reggente del clan di Mondragone, rispetto allo sgarro ricevuto dal soldato dei Bidognetti, fu immediata. Peppe o Cinese decise di aggredire Moschino in strada per fargliela pagare all’istante. Altre persone si frapposero tra i contendenti. Il collaboratore di giustizia ha reso edotti gli inquirenti anche delle conseguenze di questo episodio. Lui preferì dotarsi di pistola, in quanto non si sentiva più sicuro a Pescopagano, ma venne poi disarmato da Carlo Taurino e Antonio De Luca che – “ avrebbero dovuto ucciderlo” – ” probabilmente perché mi ero permesso di mancare di rispetto al cinese….omissis”. Al riguardo per portare la calma in questa frazione periferica e poiché Taurino non voleva perdere un soldato, pardon un compagno… da Casal di Principe partì l’ordine di mettere a riposo Moschino e di toglierlo dalla piazza perchè dava fastidio a chi comandava… cioè a Peppe o Cinese che della lite ne aveva fatto una questione personale.

“In particolare posso riferire alcune circostanze che vedono coinvolto un tale che conosco con il nome di Peppe il “Cinese” con il quale ho avuto un litigio per motivi futili, di cui vi parlerò in seguito. Il 14.08.2013 alle ore 23.00 circa, si verificò un litigio tra mio fratello Manuele ed un altro ragazzo di cui non ricordo il nome, ma so che era vicino a Peppe il Cinese. Come già detto prima abitavamo a Pescopagano, quindi nella circostanza stavamo festeggiando la festa dell’Assunta fuori al bar denominato Number One, e vi erano anche TAURINO Carlo, Domenico LUONGO le rispettive mogli, e Michele detto il latitante, che so vendere i meloni alla rotonda di Pescopagano. Quindi come detto senza capire il motivo notai che durante la lite avuta da mio fratello, anche mia mamma che nel mentre era intervenuta, aveva ricevuto un pugno al petto da parte dell’altro contendente. A tal punto decisi di intervenire per tutelare mia madre e TAURINO Carlo e Domenico LUONGO si recarono da Peppe il Cinese per riferirgli che io avevo picchiato la madre, che nell’occorso si trovava ef ettivamente presente. Dopo un po’ giunse sul posto Peppe il Cinese che io già conoscevo come appartenente al locale clan di Mondragone e da subito cercò di aggredirmi senza però riuscire nell’intento poiché vi erano molte persone che gli impedirono tale azione. Dopo tale circostanza mi ritirai presso la mia abitazione e capendo il pericolo che correvo essendomi contrapposto a Peppe il Cinese, chiesi per la mia sicurezza di fornirmi un’arma e nella circostanza mi fu consegnata da DE LUCA Antonio. La pistola che mi portò il DE LUCA era una calibro 38 argentata nella disponibilità del nostro gruppo criminale. Il giorno successivo alla lite avuta con il cinese, presso la mia abitazione si recò DE LUCA Antonio chiedendomi di restituire l’arma, a tal punto chiesi il motivo di tale gesto e lui mi rispose che se non gliela avessi data TAURINO Carlo mi avrebbe ammazzato. La stessa sera, quindi del 16.08.2013, vennero a casa mia TAURINO Carlo e LUONGO Domenico a bordo di un Beverly di colore nero armati di pistola calibro 7.65, nonché di una calibro 38, dicendomi che avrebbero dovuto uccidermi, probabilmente perché mi ero permesso di mancare di rispetto al cinese….omissis …omissis Nell’occasione il TAURINO mi disse che non mi avrebbe ammazzato perché ero un suo “compagno”, mentre il LUONGO aggiunse, che dal Paese, termine utilizzato per indicare la provenienza da Casal di Principe, era partito l’ordine di mettermi a riposo per qualche tempo, almeno fino a che le cose non si fossero aggiustate. Da quel momento in poi sino ad oggi, non ho avuto più nessun tipo di contatto con tali personaggi, tranne che una volta se non ricordo male il mese di ottobre o novembre 2013, incontrai TAURINO Carlo a Napoli in occasione della messa di suf ragio del suocero, al quale chiesi spiegazioni dell’accaduto e lui mi rispose che comandava il cinese che era una questione personale e che lo stesso non mi avrebbe voluto vedere più in giro”.

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