Aldo De Gioia, dal cuore di Napoli
Le passioni di una grande anima: “Vi presento la mia vita, il mio amore per la canzone napoletana e per il teatro”
Quando si ama davvero, di una persona piacciono le belle qualità ma soprattutto i grandi difetti e si tende a indagare le cause che hanno portato alla nascita degli aspetti poco positivi. Similmente, si può amare una città come Napoli, ricca di meravigliose realtà ma anche di numerose problematiche, e così tale amore diventa una passione lunga una vita e che dopo settantasei anni continua a crescere e a manifestarsi in veri interessi capaci di toccare l’arte, la storia, la fede, la cultura in genere. Persino il balcone del suo appartamento nel centro di Napoli diventa una vera fonte di conoscenza e Aldo De Gioia, noto storico e pedagogista e autore di poesie e di svariate opere (teatrali e di narrativa) dedicate soprattutto alla sua amata città, nel brulicare dei passanti e nelle antiche pietre dei palazzi trova l’ispirazione per iniziare affascinanti discorsi, con i quali intrattiene gli ospiti. La sua casa è piena di ricordi, di fotografie e di riconoscimenti ricevuti nella sua lunga carriera di artista e di studioso.
Aldo De Gioia è l’autore dell’unica biografia completa su Enrico Caruso, un’opera conosciuta in tutto il mondo (varie sono state le sue collaborazioni internazionali per la creazione di documenti dedicati al personaggio che ha letteralmente accompagnato per tutta la vita gli studi di De Gioia): “L’esistenza di Caruso è piena di avvenimenti, cominciò a cantare da bambino, il padre era operaio metallurgico e credeva che il figlio sarebbe diventato un buon operaio. Da giovinetto Caruso cominciò a guadagnare cantando per strada assieme ad altri che lo accompagnavano suonando chitarra e mandolino. Un baritono lo ascoltò e lo invitò a cantare in teatro, non prima di portarlo dal proprio maestro Guglielmo Vergine, che fu un vero promotore per Caruso: accettò di ricevere una somma simbolica per cinque anni di lezioni, denaro che Caruso avrebbe dato al maestro espressamente quando avrebbe ottenuto il successo sperato, trionfo che arrivò molto presto, riuscì a guadagnare anche più di diecimila lire a sera. Dopo la sua morte, la moglie dilapidò tutto il capitale e anche alcuni suoi conoscenti, che lo aiutarono nella riuscita d’importanti operazioni bancarie, contribuirono alla dissipazione di tutto il suo patrimonio”. Il prof. De Gioia è anche ideatore del museo della canzone partenopea in Basilicata: “A Napoli indubbiamente la canzone è importante più che in ogni altro paese, di cantanti importanti ne abbiamo avuti. Io il museo volevo fondarlo qui, nella mia città, certamente occorreva come minimo un palazzo per fare un museo della canzone napoletana. Io feci venire dall’America una decina di anni fa il direttore del museo di Caruso, Aldo Mencusi, andammo insieme da Bassolino che ci disse che occorrevano almeno cinque miliardi…. In realtà, costò molto meno e per completarlo ho portato un fortepiano del mio pro-nonno e tutto il materiale che avevo”.
Non c’è solo l’arte, in tutti i suoi molteplici aspetti, nella vita di De Gioia, poiché un altro elemento ha caratterizzato in modo terribile la sua infanzia, ossia la guerra: “Alzavi lo sguardo e sembrava che in aria ci fossero tanti moscerini, guardavi meglio e questi punti scuri s’ingrandivano e sembravano uccelli… poi si vedevano chiaramente gli aerei che sganciavano le bombe. Tutte le persone correvano verso i rifugi: un’anziana per la fretta inciampò per le scale e altri che si trovavano dietro di lei caddero, solo quel giorno si contarono settantadue morti, tra i quali c’era una mia cara amica di famiglia che morì travolta assieme alla sorellina”. I suoi occhi piccoli perdono l’innata vivacità quando racconta gli orrori della guerra; le cicatrici della sua memoria si riaprono e le rughe sul suo volto sembrano evidenziarsi: “Vedevo gli scontri tra soldati per strada, i morti e il sangue, volevo lottare anche io, mi sentivo un piccolo soldato incompreso e per questo nel tempo ho lasciato che l’inchiostro parlasse dei miei dolori durante la guerra, così un mio componimento è stato trasformato nell’inno ufficiale dell’Ottava brigata bersaglieri Garibaldi”. Il terrore della lotta armata, tuttavia, si è unito a una delle sue grandi passioni, vale a dire il teatro, e il prof. De Gioia, infatti, è autore dello spettacolo ‘Quando a Napoli cadevano le bombe’, opera teatrale ispirata proprio dagli eventi partenopei della Seconda Guerra Mondiale: “Nello spettacolo usufruisco di diapositive e vecchi filmati, io sono anche uno degli attori e sono stato in alcuni importanti teatri napoletani, presto ritornerò sul palcoscenico”. Nella rappresentazione teatrale non mancano battute umoristiche, a dimostrazione che anche nell’atrocità della guerra il popolo napoletano ha imparato a ritrovare la forza per affrontare con un sorriso le difficoltà della vita: “Questo è un episodio realmente accaduto. Si moriva davvero di fame a quei tempi, allora si faceva una lunga fila presso appositi edifici dove si distribuiva ai presenti qualcosa da mangiare e una signora raccontava di aver fatto una fila di tre ore, per ricevere alla fine un pezzo di pane duro, e domandò ad un vigile, con la speranza che le facilitasse la chilometrica fila, ‘Giuvinò sto bone ca ‘a fila?’ e quello le rispose ‘No signora state meglio ‘cca ‘a frangetta!’”. Aldo De Gioia poteva anche recitare col grande Eduardo De Filippo: “Periodicamente promuoveva audizioni per infoltire il gruppo di interpreti, De Filippo mi chiamò per un contratto di dodici mesi che io rifiutai perché avevo appena ottenuto una cattedra da insegnante ad Avellino”.
Il prof. De Gioia ha coltivato fin dall’infanzia un altro interesse che lo ha portato fin nelle viscere della sua città, in altre parole il calcio: “Mia madre voleva proteggermi dalle insidie della strada, ma io ero affascinato dalla storia dei vicoli, chiedevo a tutti informazioni sulle leggende legate ai palazzi e sulla storia dei vari monumenti, poi marinavo la scuola per non saltare le partite… Una volta, il pallone s’incastrò in un punto del giardino del monastero di Santa Chiara che dava accesso ad un cunicolo e con un gruppo di coetanei, muniti di candele e di gesso per marcare il percorso, mi inoltrai nel ventre cittadino, probabilmente ci eravamo spinti fino all’altezza di Via Monteoliveto. Ricordo poi gli allenamenti del Napoli all’Orto Botanico, i giocatori ci arrivavano in bicicletta, son cambiati i tempi, adesso hanno delle automobili molto costose… Quando il Napoli vinse il secondo scudetto, il popolo inneggiava a Maradona e nel Milan a quei tempi c’era un giocatore che si chiamava Gullit, così nel Largo Avellino trovai la scritta ‘Ve l’amme mise in Gullit!’, una frase ricca di quella tipica simpatia napoletana che, nonostante tutto, non è mai veramente volgare…”.
Aldo De Gioia non si è mai sposato… o, almeno, non ha mai sposato una donna: l’unica che ha accettato per moglie è proprio Napoli, che ama definire una madre spesso ferita dai suoi stessi figli, una città per la quale ha speso tutta la sua vita in progetti d’ogni genere e che non sempre ha saputo ripagarlo con meritata soddisfazione. L’anima di Napoli è incastrata nel cuore di Aldo De Gioia, come un diamante incastonato in uno scrigno ricco di puri sentimenti, di ricordi e di storie da raccontare e da ascoltare.
di EMILIA SENSALE
Accade spesso che la crescita culturale ed economica di un paese muova i passi da un passato, più o meno recente, che spogliandosi del degrado a cui spesso è soggetto diventa premessa di un nuovo futuro.
Lo scopo del Convegno è quello di dimostrare come un soggetto assistenziale, quale quello del settore Welfare e Politiche Sociali, si sia trasformato in fornitore di servizi, offrendo al cittadino la possibilità di aiuto e un avvio verso un’autodeterminazione utilizzando progetti a medio e lungo termine che esaltano la compartecipazione e la socializzazione.
Salvatore Sestile, presidente dell’Atletico Giugliano, squadra di calcio della nostra città, da quanto tempo si occupa di questo sport?
«Da tantissimo tempo. Sono un ex calciatore e quindi sono vicino a questa disciplina da quando sono nato, da quando ero bambino. Nel 94 poi ho creato l’associazione Atletico Giugliano. È nato tutto per scherzo e per passione. Da li in poi abbiamo avuto diverse esperienze nel settore».