La Cassazione prescrive il reato di “riciclaggio” dei ristoratori Iorio. Finirono nello scandalo con il clan Lo Russo

La Corte di Cassazione ha dichiarato prescritto il reato di reimpiego illecito di capitali nei confronti dei fratelli Marco, Carmine e Massimiliano Iorio, imprenditori della ristorazione al centro, nel 2011, di un clamoroso caso giudiziario: i loro ristoranti in tutta Italia finirono sotto sequestro. Il processo di primo grado si concluse con la condanna a 5 anni per Marco e a 4 anni per i fratelli per aver riciclato 65 milioni di lire del coimputato Bruno Potenza nel ristorante” Donna Margherita”. I locali furono dissequestrati. Le condanne vennero confermate in appello.

I ricorsi dei fratelli Iorio (difesi dagli avvocati Bruno Botti, Sergio Cola, Andrea Imperato, Marco Pietroluongo ed Ernesto Palmieri) sono gli unici che la Corte ha ritenuto ammissibili. Inammissibili quelli di Bruno Potenza (condannato per aver riciclato 600.000 euro del boss Salvatore Lo Russo), Assunta Potenza, Salvatore Potenza e Domenico Sarpa, per i quali le condanne diventano definitive.]

La Corte di Cassazione ha dichiarato prescritto il reato di reimpiego illecito di capitali nei confronti dei fratelli Marco, Carmine e Massimiliano Iorio, imprenditori della ristorazione al centro, nel 2011, di un clamoroso caso giudiziario: i loro ristoranti in tutta Italia finirono sotto sequestro. Il processo di primo grado si concluse con la condanna a 5 anni per Marco e a 4 anni per i fratelli per aver riciclato 65 milioni di lire del coimputato Bruno Potenza nel ristorante “Donna Margherita”.

I locali furono dissequestrati. Le condanne vennero confermate in appello. I ricorsi dei fratelli Iorio (difesi dagli avvocati Bruno Botti, Sergio Cola, Andrea Imperato, Marco Pietroluongo ed Ernesto Palmieri) sono gli unici che la Corte ha ritenuto ammissibili. Inammissibili quelli di Bruno Potenza (condannato per aver riciclato 600.000 euro del boss Salvatore Lo Russo), Assunta Potenza, Salvatore Potenza e Domenico Sarpa, per i quali le condanne diventano definitive.

Fonte: Corriere del Mezzogiorno

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