LA TRAGEDIA. Si toglie la vita in un allevamento di polli, la città piange per Gianluca: era un calciatore

Gianluca Fulgenzi aveva 27 anni, era un giovane splendido, sensibile e generoso. Aveva amici, tanti; gente che lo adorava, tanta. Gianluca aveva un sorriso solare e luminoso, occhi di un azzurro tenue che svelavano una intelligenza acuta e intuitiva. Eppure il suo sorriso dolce, il suo carattere aperto e gioviale si sono affievoliti improvvisamente: da qualche mese Gianluca combatteva con un mostro che dentro minava il suo animo buono e gentile e lo aveva reso fragile.

Chi lo conosceva bene – le splendide sorelle Valentina ed Elisa, il babbo Gianni, la mamma Rossella, la fidanzata Luna, alcuni amici – lo sapeva ed aveva cercato in ogni modo di aiutarlo e di stargli accanto. Fino a lunedì, il giorno di Pasquetta, quando i suoi amici erano a divertirsi in giro, al parco, al mare o a giocare a calcio al campo dei Pini. Nel pomeriggio del Lunedì dell’Angelo Gianluca al campo dei Pini non c’era: a dire il vero mancava da un po’ di tempo e quando mancava lui la sua assenza non passava inosservata perché era uno che i gol li ha sempre saputi fare. Purtroppo aveva deciso di andare altrove. Era a Cupramontana, ospite della fattoria sociale Podere Tufi e dopo pranzo aveva detto al responsabile che desiderava fare una breve passeggiata. Lo hanno trovato lì vicino, intorno alle 16,30, in un casolare dove allevano polli: si era tolto la vita accanto ad un silos utilizzato per conservare mangimi

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