Omicidio Lorys: dopo la condanna a 30 anni la mamma Veronica chiede i domiciliari

Veronica Panarello, condannata in primo grado a trenta anni per aver ucciso il figlioletto di otto anni Andrea Lorys Stival e aver occultato il suo corpo il 29 novembre 2014 a Santa Croce Camerina, nella provincia di Ragusa, ha chiesto di uscire dal carcere e avere gli arresti domiciliari. Ad annunciarlo è stato il suo avvocato Francesco Villardita durante la trasmissione televisiva “Quarto grado”. Veronica Panarello è stata arrestata pochi giorni dopo l’omicidio di suo figlio a Santa Croce Camerina e da allora non ha più lasciato il carcere.
La sentenza di condanna a 30 anni lo scorso ottobre – La giovane mamma di Santa Croce Camerina è stata condannata a trenta anni di reclusione lo scorso ottobre, dopo circa due anni dall’omicidio di suo figlio. Anni ricchi di colpi di scena, di capovolgimenti di versione, di perizie e accuse incrociate. La donna, caduta in contraddizione fin dall’inizio di questa tragica vicenda, è stata l’unica imputata nel processo. Per quasi un anno ha raccontato sempre la stessa versione, quella di aver accompagnato quella mattina suo figlio Lorys a scuola e di non averlo trovato più al ritorno. Poi col tempo ha iniziato a rivelare altri dettagli fino a dire che il bimbo era morto per un incidente mentre giocava con le fascette elettriche a casa. A quel punto, presa dal panico, avrebbe portato il corpo del bambino nel canalone in cui è stato poi ritrovato. Infine ha accusato del delitto il suocero Andrea Stival: a suo dire, sarebbe stato il padre di suo marito e nonno del bambino ad aver ucciso Lorys perché il piccolo aveva scoperto che eravamo amanti.

Si attendono le motivazioni della sentenza di condanna – “Voglio essere punita, ma per quello che ho commesso. Se ci sono responsabilità mie pagherò, ma con me deve pagare l’autore materiale del delitto, mio suocero”, è quanto aveva detto la mamma di Lorys nelle sue ultime dichiarazioni spontanee prima della sentenza dello scorso ottobre. Ora la richiesta di lasciare il carcere per avere i domiciliari. Per la condanna a 30 anni si aspettano ancora le motivazioni del Gup

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