«Quell’omicidio ad Afragola è stato fatto dai Moccia». Il pentito Pasquale Scotti apre il caso dopo 40 anni

Le dichiarazioni del pentito Pasquale Scotti stanno iniziando ad aprire squarci in inchieste che sembravano chiuse e che adesso, dopo tanti anni, si riaprono. Ci sarebbe un killer in libertà, un uomo che avrebbe ucciso un carabiniere, quasi 40 anni fa, ma che non sarebbe stato arrestato perché il clan decise di sacrificare un altro componente della famiglia, che non avrebbe avuto il ruolo di capo. Il retroscena è riportato da Il Roma e riguarda Pasquale Scotti, il quale ha raccontato il retroscena dell’omicidio di Gerardo D’Arminio, carabinieri del Nucleo investigativo di Napoli, assassinato il 15 gennaio del 1976 ad Afragola nel corso di una incursione armata del potente clan Moccia. E accusa proprio i Moccia: «Hanno fatto arrestare Vincenzo ma il responsabile è un altro fratello», e fa il nome alla Dda. Il carabiniere D’Arminio, riconosciuto come vittima della mafia, stava indagando sui legami della malavita campana-sicula-calabrese legati ai traffici di droga internazionale ed era una figura di spicco degli investigatori degli anni Settanta che fronteggiavano gli attacchi della Nco di Cutolo e le risponde della Nuova Famiglia.
La sera del 5 gennaio del 1976 stava accompagnando il figlioletto di 4 anni in un negozio di giocattoli, quando venne giustiziato a 43 anni, da un colpo di fucile che fu esploso da una Fiat 500 di colore gialla. In quell’auto c’erano degli affiliati al clan Moccia, sul quale stava dirigendo le sue indagini. Dell’omicidio si autodenunciò l’ultimo dei fratelli Moccia, Vincenzo, che dopo aver scontato una pena di 11 anni (grazie alle attenuanti per la giovane età),appena uscito di galera venne ucciso.
Ma quell’omicidio ha avuto sempre dei contorni cupi. Si disse che l’obiettivo dell’agguato non fosse D’Arminio ma che lo stesso ebbe la sfortuna di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato e che doveva invece morire un affiliato alclan nemico degli afragolesi, un tale Luigi Giugliano, ma così non fu.
Nel verbale del 15 giugno scorso, Pasquale Scotti rac-conta un’altra versione di quel-l’omicidio: “I Moccia volevano uccidere uno di quel clan ma per errore uccisero il maresciallo. Seppi poi da terze persone – spiega il collaboratore di giustizia – anche se non ricorso chi sono, che erano stati proprio i Moccia. Il movente dell’omicidio era da ricercare – dice ancora Scotti -nella faida di Afragola”.

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