Rione Sanità. Stamane il corteo contro la chiusura dell’ospedale San Gennaro e contro i clan

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La caccia al killer con la parrucca rossa scrive un’altra pagina del romanzo di sangue che umilia il Rione Sanità. Il quartiere è attraversato da una nuova, violenta, faida di camorra, ma riesce ancora a esprimere energie positive straordinarie. Così, all’indomani dell’ennesimo agguato che, sabato sera, ha provocato il ferimento del nipote (incensurato) del boss Sequino, il parroco don Antonio Loffredo ha invitato dal pulpito della messa di mezzogiorno a partecipare questa mattina al corteo contro la chiusura dell’ospedale San Gennaro che partirà alle 9.30 dallo storico presidio sanitario della zona e arriverà in via Santa Lucia.

Don Loffredo non ha eluso i drammatici temi proposti dalla cronaca e ha ricordato ai fedeli l’esempio di Santa Rita da Cascia, che si oppose alla spirale di vendetta in cui stava precipitando la sua stessa famiglia, chiedendo alla comunità di partecipare al pellegrinaggio dedicato alla Santa proprio per reagire al clima in cui rischia di precipitare il Rione Sanità.
Giovanni Sequino, ferito nell’agguato sferrato sabato sera da due sicari, uno dei quali travisato in modo stravagante con una parrucca rossa, è incensurato. La sua unica “colpa”, secondo gli investigatori della squadra mobile, è il fatto di essere nipote di Nicola Sequino, attualmente in carcere ritenuto il capo della fazione che contende il controllo del territorio al gruppo Vastarella.

Due schieramenti malavitosi che si stanno facendo la guerra senza esclusione di colpi: basti pensare che negli ultimi giorni sono state segnalate nel quartiere almeno sei “stese”, sparatorie all’impazzata nelle strade. La posta in gioco, così come delineato dalle indagini coordinate dai pm Henry John Woodcock ed Enrica Parascandolo con il procuratore aggiunto Filippo Bestrice, sono i fiumi di denaro garantiti dal controllo di affari come lo spaccio di stupefacenti e il racket delle estorsioni.

Fonte: La Repubblica

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