sanita'/giugliano
San Giuliano tra tagli e speranze


 

Negli ultimi anni l’ospedale ha perso reparti e risorse. Ma il consigliere Giovanni F. Russo afferma: «A Giugliano dobbiamo smetterla di farci guerra uno contro l’altro, di fare solo ed inutilmente polemiche sterili. La questione è politica e sociale»

 

 

Sacrifici e risultati soddisfacenti ottenuti in passato, delusione mista a rabbia per la situazione nella quale versa attualmente il nosocomio e qualche speranza e voglia di cambiamenti per il futuro, queste le componenti che hanno caratterizzato il convegno organizzato dal Pd denominato “Il San Giuliano tra passato presente e futuro”. Lo scorso mercoledì il Johnny Bar’s di fronte all’ospedale cittadino era gremito di persone. A prendere parte al convegno, oltre ad un folto numero di cittadini, vi erano sigle sindacali, medici, lavoratori dell’o­spedale e politici locali. Pietro di Girolamo, membro del forum Pd sanità, ha moderato l’incontro ma, ad entrare nel vivo del dibattito, è stato il segretario del partito democratico Giovanni F. Russo che, attraverso un excursus, ha delineato la situazione emblematica nella quale riversa il San Giuliano “La questione del San Giuliano è una questione politica e sociale seria. Viviamo in una città che ha bisogno di spazi dove lo stato sia presente, dove lo stato si dimostri. Purtroppo questi spazi invece di aumentare piano piano si assottigliano. A Giugliano dobbiamo smetterla di farci guerra uno contro l’altro, dobbiamo smetterla di fare solo ed inutilmente polemiche sterili, dobbiamo iniziare a fare le cose concrete consapevoli che solo tutti uniti potremmo guardare una nuova città per noi e per i nostri figli”.
Successivamente a prendere la parola è stata la Dott.ssa Ombretta Argenzio, dirigente del distretto sanitario 58 rammaricata e soprattutto preoccupata perché, da operatrice sanitaria e da cittadina, ha avuto la sensazione che il diritto alla salute del nostro comprensorio stia venendo un po’ meno.
Intervento un po’ più dettagliato è stato fornito dalla dott.ssa Gerarda D’Auria, responsabile dell’urgenza del laboratorio di analisi dell’ospedale: “Lo scorso anno il nostro ospedale ha operato 60.000 prestazioni in pronto soccorso, oltre 3000 interventi chirurgici con due sale operatorie di cui una non sempre utilizzata. L’ortopedia ha effettuato 700 interventi. Conosciamo tutti l’efficienza dei nostri reparti. La ginecologia, ad esempio, ha registrato oltre 1000 natalità ma non abbiamo una pediatria. E la gastroenterologia tra breve non ci sarà più. Nel 2009 avevamo l’urologia con i suoi 400 interventi all’anno, avevamo un neurologo che aveva un day hospital delle consulenze un tecnico che faceva l’elettroencefalografia e un ambulatorio tre volte alle settimana per le utenze. Attualmente abbiamo uno specialista ambulatoriale che fornisce consulenze solo una volta alla settimana, non c’è il tecnico per l’elettroencefalografia però c’è l’apparecchio...”.
A illustrare una storiografia del nosocomio è stato il dott. Natale Russo, il quale ha delineato con molto entusiasmo e commozione l’esperienza del San Giuliano, la sua nascita, prima a piazza Annunziata come esperimento e poi qui con le sue vicende turbolente. Inoltre, dopo aver ricordato con affetto un passato arricchito da tante soddisfazioni, conclude dicendo: “Noi veniamo da un paese agricolo e sappiamo che, per raccogliere, occorre dissodare il terreno e seminare. Io ritengo che questo non è il momento del raccolto, è il momento della semina e ben vengano queste e altre riunioni per creare un fronte unitario di consapevolezza che l’ospedale di Giugliano non è solo nostro ma è di tutta l’area nord e che una giusta rappresentazione ad una necessità come questa non può che trovare una giusta soluzione. E noi dobbiamo resistere per poter raccogliere al più presto possibile”.
Essenziali anche gli interventi del dott.Pietro Cerato, ex manager dell’Asl Na2, dott. Aniello Cecere presidente Comef e del dott. Mimmo Prinzi primario del­l’UTIC del San Giuliano. Quest’ultimo ha denunciato la situazione crititica del reparto di cardiologia: “Abbiamo delle cose di eccellenza e sopperiamo al personale carente con il nostro entusiasmo, ma ci sono situazioni dolenti; in cardiologia c’è un muro che divide un’area dell’o­spedale e quindi blocca un’ala che potrebbe essere adibita al ricovero dei malati cardiopatici e far sì che molti infartuati non restino in barella e, dulcis in fundo, è la disposizione logistica: noi portiamo il malato infartuato non più nell’Utic, che è la sua sede, ma in rianimazione, il che significherà un pericolo per l’ammalato che si ritroverà in rianimazione accanto ad un paziente in fin di vita. Se questa è un’assitenza degna di un paese civile ditemelo… datemi una risposta. Io voglio sapere dove andremo a finire?”.
Dopo le analisi amare dei medici che lottano per salvare l’ospedale che da sempre è stato un punto di riferimento per un bacino ampissimo, interviene l’on. Raffaele Topo: “Noi siamo in una condizione di finanza pubblica particolare che impone oggi nella sanità un’attività monitorata costantemente. La ragione è il deficit al quale bisogna rientrare. La condizione in cui si agisce è questa, con due conseguenze macroscopiche quali il blocco del turnover e il divieto di effettuare spese non obbligatorie… Oggi è il tempo in cui bisogna seminare, le strutture ospedaliere che non bastano sarà un tema su cui dobbiamo agire più che riflettere. Inoltre dobbiamo imparare a capire il nostro migliore servizio quanto ci costa. Se non abbiamo i soldi per fare tutto dobbiamo scegliere, dobbiamo mettere in fila le nostre priorità. E quello che è superfluo non si fa”.

di IVANA CICCARELLI

 

 

 

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