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Le tre facce della medaglia


 

La nostra riflessione è riferita ai giovani di età compresa: tra gli 11 e i 14 anni, tra i 15 e i 20 anni e tra i 21 ai 30 anni

 

 

È allegorico, anzi, del tutto inverosimile voler attribuire tre facce ad una medaglia. È comunque un modo figurativo giusto per collocare i giovani, in seno alla società, in tre fasce, ovvero: la “X”, la “ignara” e la “congrua”; ci sarebbe anche una sottofascia “veterana”, ma oramai non esiste più, però ne parleremo.
Dunque, nella prima fascia, a cui appartengono i ragazzi di età dagli undici ai quindici anni, ci sono i cosiddetti “X” quasi come un’incognita, in quanto, non recepiscono più il messaggio sia esso proveniente dai genitori che da chiunque altro preposto alla formazione e all’educazione. È la fascia che pretende di essere grande pur non avendone la struttura; in poche parole, fisicamente potrebbe confondersi col diciottenne, ma organicamente e mentalmente non può imitarlo. È la categoria più pericolosa e fragile, spesso accede a sballi intesi nel consumo di alcolici, super alcolici, fumo e stupefacenti, mettendo in serio pericolo la propria vita. Secondo le statistiche ministeriali, il 18% di questa categoria, perde la vita per aver fatto uso di tali sostanze anche se per una o due volte in un anno. Mi auguro capiscano che il loro metabolismo non è ancora completato e che l’uso di certe sostanze non è proibito per caso, ma che comunque, anche in età più avanzata, non è un bene.
Segue la fascia “Ignara” che è quella a cui appartengono i giovani di età dai 16 ai 20 anni. Una categoria, spesso in crisi di identità, fatica a dimostrarsi adulta sia prima che dopo l’età maggiore e approfitta in pieno del benessere prodotto dai genitori per ostentare maturità. Il benessere è la causa primaria poiché ogni abuso, ogni ricerca insana e ogni perversione, è a portata di tasca. Da qui nasce l’insofferenza e il più piccolo sacrificio diventa fatica e la più piccola fatica diventa sofferenza, di conseguenza, il genitore per non vederlo soffrire, si fa per dire, si accolla ogni onere pur sapendo di sbagliare tantissimo. Però, l’unica cosa che non può non accettare è lo studio che a sua volta diventa arma speculativa e a volte ricattatoria sol perché il genitore è abituato a dire: “Non voglio niente da te, l’importante è che studi”. Inconsapevolmente si concede l’autorizzazione al dolce far niente, arma a doppio taglio in quanto il giovane, a parte quel poco di tempo che concede allo studio, passa il restante della giornata a buttarlo sui rapporti mediatici e a come studiare nuove eccitazioni per godere meglio e di più la tanta libertà e il benessere. Quindi, diventa ovvio non preoccuparsi né di futuro e né di economia tanto l’importante è avere: “soldi in tasca, mezzo di locomozione e pensione completa”.
La fascia “Congrua” è la risultanza della fascia “ignara” che va dai 21 ai 30 anni. La fascia “ignara” che l’ha generata, non può far altro che immettere sul mercato sociale una categoria che non ha né arte e né parte e quindi immersa in un notevole disagio. Ma, considerate le esigenze che sono divenute un po’ più serie e più consistenti, questo tipo di giovani che la compongono, incomincia a maturare le idee per costruire un futuro autonomo o una famiglia. Questa volontà positiva, diventa dunque il fulcro della società attiva dove farà di tutto per produrre lavoro e benessere.
Da ciò si evince che il giovane, anche se legalmente non è così, maturerebbe intorno ai 24-25 anni; come qualche decennio fa, e solo allora, come diceva Totò, “metterà la testa al solito posto, cioè sul collo”. Infine, un accenno alla sub fascia veterana superata da tempo perché non più adatta al tenore e alla tendenza dei giorni d’oggi. Tale fascia, in auge dal dopoguerra fino agli anni ottanta, era costituita da giovani che non avendo l’obbligo della scuola, nella maggior parte dei casi, riuscivano a malapena a conseguire la licenza elementare e poi andavano a lavorare, non tanto per se stessi, ma per aiutare la famiglia. Se ce n’era bisogno, collaboravano ai servizi domestici e, in tanti altri casi, il figlio maschio aiutava il padre nei lavori pesanti. Certo, la cultura andava a farsi friggere, però se oggi ci si può permettere di vantare un certo benessere, è a quella fascia che lo si deve.
Il 60% dei giovani sopra elencati, si perde nella voluttà e nella perdizione del peccato, mentre, il restante 40% comprende persone perbene, serie e desiderose di vivere a lungo e in dignità.

 

 

di LELLO PIANESE

 

 

 

 

 

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«Da tantissimo tempo. Sono un ex calciatore e quindi sono vicino a questa disciplina da quando sono nato, da quando ero bambino. Nel 94 poi ho creato l’associazione Atletico Giugliano. È nato tutto per scherzo e per passione. Da li in poi abbiamo avuto diverse esperienze nel settore».

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