I «trucchi» del boss per fingersi malato ed evitare il carcere

Stringere i glutei e trattenere per un po’ il respiro, oppure spalmare tra le dita della marmellata mescolata a una certa sostanza chimica. Con questi trucchi uno dei ras del clan degli scissionisti sarebbe riuscito a fingere ipertensione e simulare patologie per evitare il carcere. Eccolo l’ultimo retroscena nella storia di un clan, quello degli scissionisti dell’hinterland a nord di Napoli, che prova in tutti i modi a resistere alle conseguenze di arresti e sequestri disposti dall’Antimafia. A svelarlo ai pm dell’anticamorra sono stati ex affiliati ora collaboratori di giustizia e le loro dichiarazioni, assieme al contenuto di alcune intercettazioni, sono al cuore di una delle ultime inchieste della Dda (il fascicolo è affidato ai pm Vincenza Marra e Maurizio De Marco del pool coordinato dal procuratore aggiunto Filippo Beatrice).

L’inchiesta è quella che punta i riflettori sulla camorra del narcotraffico a nord di Napoli che una settimana fa ha portato all’arresto di cinque presunti camorristi, incluso lui, Ciro Mauriello, il capo che con qualche escamotage riusciva a farsi salire la pressione e fingersi malato. «È stato lui – ha svelato il collaboratore Michele Caiazza agli inquirenti – nel periodo in cui era latitante a raccontarmi che la sua patologia era tutta una finta, tanto che voleva farla refertare anche al figlio». Il trucco, a sentire i pentiti, consisteva in gesti apparenetemente semplici. «Mi ha raccontato che ci sono diversi metodi per far salire la pressione: stringere i glutei oppure mettere tra le dita delle mani una sostanza chimica unitamente alla marmellata. Inoltre, sempre Mauriello, mi ha detto che in carcere gli avevano fatto arrivare delle pasticche proprio per alzare la pressione e che si era avvalso di un medico corrotto quando era detenuto fuori Napoli».

«Riesce a far salire la pressione secondo necessità: stringe il sedere e trattiene il respiro» ha confermato il collaboratore Paolo Caiazza ricordando di aver anche assistito personalmente all’esperimento: «Dopo questa operazione Mauriello misurò la pressione e questa risultava alterata». Ma chi è Mauriello? Ex killer del clan Di Lauro passato con gli scissionisti nella prima faida, è attualmente considerato un esponente di spicco nella vendita all’ingrosso di cocaina in qualche modo riconducibile alla camorra della zona a nord di Napoli ed è in attesa della sentenza della Corte di Assise sul duplice omicidio di Fabio Montanino e Claudio Salierno, agguato datato 2004 con cui si diede il via alla prima feroce faida di Scampia e che Mauriello ha confessato in aula con un mea culpa che a catena ha coinvolto, nel dibattimento, altri boss scissionisti. Dal carcere, negli anni, Mauriello è entrato e uscito più di una volta, anche grazie a quei motivi di salute su cui adesso emergono sospetti. Le recenti indagini, che giorni fa hanno portato a un nuovo provvedimento nei confronti suoi e di altri quattro fedelissimi, hanno alzato il velo non soltanto sui traffici illeciti ma anche su come si sarebbe dato da fare per trovare medici compiacenti e far risultare la sua condizione di salute non compatibile col carcere.

«Mi chiudono, ho bisogno di una relazione» diceva. In un’intercettazione agli atti dell’inchiesta un amico prova a rassicurarlo: «Questo dottore è molto influente nella zona nostra….è quel collegamento là….con questo medico facciamo quello che vogliamo noi… con i medici, gli infermieri…». In fondo era questo ciò che desiderava il ras: fare quello che voleva. Per raggiungere lo scopo, si rivolgeva a conoscenti che lavorano in vari ospedali dell’area napoletana. Agli atti ci sono le informative dei carabinieri che lo hanno pedinato nei giri tra un ospedale e un altro. «Ciro vuole chiamare un’ambuanza – si ascolta in una delle intercettazioni agli atti – ma prima vuole sincerarsi di quale sia il medico di turno, e se corrisponde al medico che ogni tanto lo visita a casa». Per l’accusa non è solo questione di rapporto fiduciario medico-paziente. Ci sarebbe di più. Tuttavia Mauriello non è mai riuscito a ottenere più di qualche visita al pronto soccorso e ricoveri in day hospital, mai un ricovero per tempi prolungati nonostante «provasse in vari modi ad avvicinare medici e inferimieri» ricostruiscono gli inquirenti e nonostante il tentativo di agganciare qualcuno a Bari dove in passato era stato ai domiciliari e dove, per l’accusa, «continuava nelle sue attività illecite, mantenendo contatti con il clan e percependo mezzi di sostentamento».

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