Uccise a sangue freddo un ragazzo disabile: annullato il carcere per il boss di Camorra

Annullata la misura cautelare in carcere per il boss degli scissionisti Cesare Pagano e per due fedelissimi, Davide Francescone e Ciro Caiazza, accusati di aver avuto rispettivamente il ruolo di mandante, autista dei killer e armiere nell’agguato del 6 novembre 2004 che a Scampia fece un morto e cinque feriti. La vittima era il giovane disabile innocente Antonio Landieri che non riuscì a fuggire a chi sparò all’impazzata in un cortile dove ragazzi giocavano a biliardino e uomini dei clan vendevano droga.

Misura annullata per il boss e due suoi uomini: secondo i giudici del Riesame (dodicesima sezione, presidente Teresa Areniello) gli indizi raccolti dagli inquirenti non bastano a trattenere in carcere i tre indagati. Le motivazioni saranno depositate tra 45 giorni. Il dispositivo dei giudici accoglie la richiesta della difesa: per Pagano gli avvocati Luigi Senese e Emilio Martino, per Francescone gli avvocati Senese e Assunta Arcopinto e per Caiazza i penalisti Senese e Emilia Granata. La difesa ha puntato a minare l’attendibilità e la precisione delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, in particolare dei fratelli Caiazza che hanno accusato il padre Ciro, il boss Pagano e altri affiliati di essere a vario titolo coinvolti nell’agguato portato a termine tredici anni fa ai Sette Palazzi.

Per i tre indagati la decisione del Riesame non equivale tuttavia a un ritorno in libertà perché restano detenuti per altri reati. Cesare Pagano è uno dei capi storici del clan degli scissionisti che proprio nel 2004 ingaggiò la guerra contro i Di Lauro per conquistarsi autonomia nella gestione del narcotraffico. L’omicidio Landieri fu uno dei tragici fatti di quella guerra. «Era un bravo ragazzo e non doveva morire» hanno confermato in tempi recenti i pentiti. Antonio Landieri, detto o T, fu il primo innocente della faida. A lui è stato intitolato lo stadio di Scampia e il cugino della vittima Rosario Esposito La Rossa ha ottenuto dal Presidente della Repubblica un riconoscimento per l’impegno a favore della legalità nel suo quartiere.

Dalle indagini della Dda e dalle ricostruzioni dei pentiti si è risaliti anche un retroscena: uno dei killer offrì soldi alla famiglia della vittima per far passare tutto sotto silenzio. «Mi fu raccontato che i Notturno contattarono la madre della vittima per darle dei soldi come risarcimento e per non dare clamore eccessivo alla morte del figlio, soldi che lei rifiutò» racconta da pentito Carlo Capasso, ex uomo dei Di Lauro. Sotto inchiesta, per l’agguato che costò la vita a Landieri ci sono anche Gennaro Notturno e Giovanni Esposito. Sempre secondo i pentiti, durante il raid Notturno sarebbe stato colpito da uno dei proiettili del «fuoco amico» salvo poi coprire la cicatrice con un tatuaggio. L’agguato doveva essere eclatante e si sparò all’impazzata. Nessuno del commando si accorse di aver ammazzato un innocente: «Lo appresero dal telegiornale» hanno raccontato i pentiti.

Commenta per primo